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“Splendori e miserie di Madame Royale”. Italian Gay Movie from 1970

Il lato oscuro del mondo omosessuale nella Roma del 1970 emerge prepotente da questo film che lacera, con leggera irriverenza, la coscienza dello spettatore. La storia, una forte denuncia sociale per l’epoca, è quella di un gruppo di travestiti medio borghese che ha superato la mezza età. La fragilità, la complicità, la ricerca disperata d’amore viene infranta per tutta la durata del film da una serie di nefasti eventi che sono in realtà un triste compromesso sociale a cui i protagonisti sono costretti, «come fosse la forza del destino».

Un quadro drammatico, grottesco e ridicolo, impietoso e sarcastico esibisce i personaggi che provengono da un mondo sommerso, notturno, scomodo, eppure quanto mai vivo e impregnato da una pallida nostalgica voglia di vita.

La produzione della pellicola è italo-francese, la regia è dell’eclettico Vittorio Caprioli, che nel film recita in modo straordinario il ruolo di una guardia che è anche un travestito dal nome “Bambola di Pechino”, una Kiki de Montparnasse tragicamente esasperata. Nel cast il ruolo del commissario cinico e fascinoso – che indaga su traffici della malavita – è interpretato dal francese Maurice Ronet. La bionda Jenny Tamburi, nel film Mimmina, è un’irrequieta e spregiudicata ragazza cresciuta come una figlia dal protagonista assoluto della pellicola: Ugo Tognazzi, alias Alessio.

L’omicidio di un colonnello che di notte batteva il marciapiede indossando una parrucca bionda apre la pellicola. Poco dopo – non è un caso a mio avviso – la scena si sposta all’interno una macelleria in cui trionfano macabri resti animali che ricordano le tele di Soutine, metafora per i corpi – e le anime – di quanti cerchino amore attraverso il battuage.

Le scene sono girate per lo più di notte, anche all’interno della casa del protagonista Madame Royale. L’arredamento è kitsch, pesante, colmo di elementi superflui e in contrasto tra loro che in quel confuso insieme ridicolizzano aspetti comuni e mediocri del vivere italiano. Tra gli altri, si osservano un poster di calciatori appeso al muro insieme alle immagini della Regina Elena di Savoia e Maria José, oltre alle immancabili sbiadite foto ricordo di famiglia. Soprammobili demodé «zuppiere, tazze e chicchere» varie.

Le scene e i costumi, belli davvero nella loro spietata cruda veridicità, sono di Pier Luigi Pizzi. Le pellicce di Fendi. Il fascinoso e spietato commissario «dagli occhi chiari» invece, rigoroso e disumano antagonista, veste completi grigio scuro firmati Piattelli. Le musiche, intense anche queste, immergono nella realtà del tempo, tragicamente comica, e sono composte da Fiorenzo Carpi, dirette dal bravissimo Bruno Nicolai. Ci sono inoltre anche due canzoni opera del regista Caprioli: “Vecchio Mio” e “Quelle come me”.

Il ruolo interpretato da Tognazzi è tutt’altro che facile, eppure lui risulta straordinario. È sbalorditivo e credibilissimo nella sua recitazione. Anima buona e sola, disperatamente ricerca affetto da sua sorella che non è in grado di dargliene ricambiandolo invece con una serie di guai che man mano diverranno insormontabili, facendogli espiare peccati mai commessi.

La splendida scena comica e sarcastica iniziale, con la comitiva di travestiti che affolla il Colosseo, anticipa commoventi spaccati di vita comune che illuminano la inconsolabile realtà di chi – come il protagonista – è costretto a vivere ai margini della società. Per le feste che dà in casa, appuntamento settimanale, Alessio – ex ballerino ora corniciaio – si trasforma in Madame Royale e indossa sgargianti abiti da quattro soldi che rievocano quelli di Maria Antonietta. Ciascuno dei presenti è una maschera di se stesso, le piume di struzzo, i kimono dal gusto orientale, gli strass e le parrucche incipriate sono metafora del triste carnevale di quella esistenza umana.

Non voglio entrare in ulteriori dettagli né svelare il finale per quanti non abbiano ancora visto questo film, poco ricordato eppure significativo, felliniano e pasoliniano per certi aspetti, divertente e drammatico lascia un senso di incompresa solitudine, come la vita dei protagonisti.

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1970. The dark side of the homosexual world in Rome emerges domineeringly from this film which tears, with slight irreverence, the viewer’s conscience. The story, a strong social complaint for the time, is that of a middle-class group of transvestites who has passed the middle age.

The fragility, the complicity, the desperate search for love is shattered for the entire duration of the film by a series of nefarious events which are actually a sad social compromise to which the protagonists are forced, “as if it were the force of destiny” dramatic, grotesque and ridiculous, merciless and sarcastic picture shows the characters who come from a submerged, nocturnal, uncomfortable world, yet very alive and impregnated by a pale nostalgic desire for life.

The production of the film is Italian-French, the direction is of the eclectic Vittorio Caprioli, who in the film plays the role of a guard who is also a transvestite named “Beijing Doll”, a tragically exasperated Kiki de Montparnasse. In the cast, the role of the cynical and fascinating commissioner – who investigates the trafficking of the underworld – is played by Maurice Ronet. The blonde Jenny Tamburi, as “Mimmina”, is a restless and unscrupulous girl raised as a daughter by the absolute protagonist of the movie: Ugo Tognazzi, aka Alessio.

The murder of a colonel who hit the sidewalk at night wearing a blonde wig opens the film. Shortly thereafter – it is no coincidence in my opinion – the scene moves inside a butcher shop where macabre animal remains triumph reminiscent of Soutine’s canvases, a metaphor for the bodies – and the souls – of those who seek love through battuage. The scenes are mostly shot at night, even inside the home of the protagonist “Madame Royale”. The furniture is kitschy, heavy, full of superfluous and contrasting elements that in that confused together ridicule common and mediocre aspects of Italian life. Among others, there is a poster of footballers hanging on the wall together with images of italian Queen Elena of Savoy and Maria José, in addition to the inevitable faded family souvenir photos. Various “tureens, cups and little cups” demodé ornaments. The scenes and costumes, truly beautiful in their ruthless raw truthfulness, are by Pier Luigi Pizzi. The furs of Fendi. The charming and ruthless “light-eyed” commissioner, on the other hand, rigorous and inhuman antagonist, wears dark gray suits by Piattelli. The music, intense also these, immerse in the reality of the time, tragically comic, and are composed by Fiorenzo Carpi, directed by the talented Bruno Nicolai. There are also two songs by the director Caprioli: “Vecchio Mio” and “Quelle come me”.

The role played by Tognazzi is far from easy, yet he is extraordinary. He is stunning and highly credible in his acting. A good and lonely soul, desperately looking for affection from his sister who is unable to give him back instead with a series of troubles that will gradually become insurmountable, making him atone for sins never committed. which crowds the Colosseum, anticipates moving sections of common life that illuminate the inconsolable reality of those who – like the protagonist – are forced to live on the margins of society.

For the parties he gives at home, weekly appointment, Alessio – former dancer now a framer – turns into Madame Royale and wears bright cheap and kitsch clothes that recall those of Marie Antoinette. Each of those present is a mask of himself, ostrich feathers, kimonos with an oriental taste, rhinestones and powdered wigs are a metaphor for the sad carnival of that human existence. I don’t want to go into further details or reveal the ending have still seen this film, little remembered yet significant, Fellini and Pasolini in some aspects, fun and dramatic, leaves a sense of misunderstood solitude, like the life of the protagonists. Follow my blog.

Ugo Tognazzi ”Splendori e miserie di madame Royal”, 1970 (ANSA/effedia)
Que Fais-Tu Grande Folle? French version from the movie
Madame Roryale. On the wall old italian Queens
Ugo Tognazzi as Madame Royale and the filmaker Vittorio Caprioli alias Bambola di Pechino
Filmaker and Actor Vittorio Caprioli as “Bambola di Pechino”
At the Court of Madame Royale
Grotesque transvestite , invited to the weekly party
Grotesque Salomè  at the party
Ugo Tognazzi as Alessio

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Barbara La Marr: Heroin & Death in Old Hollywood

Barbara La Marr, young actress addicted to morphine and heroin

«Il via alla moda dell’autodistruzione 
era stato dato qualche anno prima
da Barbara La Marr, 
attrice soprannominata “la troppo bella”, 
consegnata alla storia per esser stata 
la prima morta di overdose da eroina: era il 1926.

Barbara conobbe tutti i tipi di droga, 
conservava la cocaina in un prezioso cofanetto in oro.

Volto struggente, fascino maledetto e distruttivo 
e occhi allucinati furono il dettaglio 
che caratterizzò quella perduta bellezza.»

Dal mio libro

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“IL MACABRO E IL GROTTESCO NELLA MODA E NEL COSTUME”

«The fashionable way of self-destruction had been given a few years earlier, however, by Barbara La Marr, an actress nicknamed “the girl who was too beautiful”, consigned to history for having been the first death of a heroin overdose: it was 1926.

Barbara knew everyone the types of drugs, he kept cocaine in a precious gold casket.

A poignant face, damned and destructive charm and hallucinated eyes were the details that characterized that lost beauty.»

From my book “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume”

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Elisabeth Vigée Le Brun: when art meets fashion

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Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842) è senza dubbio la più significativa artista donna nella Francia del Rococò. Emancipata, dotata di una raffinata bellezza e di un talento straordinario, ha ritratto personaggi illustri e alla moda durante il regno di Maria Antonietta proseguendo nel periodo Neoclassico. Ho selezionato alcune sue opere analizzando dettagli che raccontano stili e tendenze sorprendenti.

Elisabeth Vigée Le Brun (1755-1842) is undoubtedly the most significant female artist in Rococo France. Emancipated, endowed with a refined beauty and an extraordinary talent, she portrayed illustrious and fashionable characters during the reign of Marie Antoinette, continuing in that Neoclassical period that is very present in the artist’s canvases. I have selected some of her works by analyzing amazing details.

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Marie-Antoinette en grand habit de cour - 1778 - Elisabeth Louis
Marie-Antoinette en grand habit de cour 1778 Elisabeth Louise Vigée

Marie-Antoinette en grand habit de cour - 1778 - Elisabeth Louise Vigée baroque

1794 Aglae de Gramont, née de Polignac, duchesse de Guiche by Louise Élisabeth Vigée-Lebrun
Élisabeth Vigée Le Brun, La duchesse de Guise, 1794

Élisabeth Louise Vigée Le Brun seflportrait
Élisabeth Louise Vigée Le Brun sefl-portrait 1781

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Élisabeth Louise Vigée Le Brun, Gabrielle Yolande Claude Martine de Polastron, duchesse de Polignac, 1782
Élisabeth Louise Vigée Le Brun, Gabrielle Yolande Claude Martine de Polastron, duchesse de Polignac, 1782

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Portrait of Marie Gabrielle de Gramont, Duchesse de Caderousse, 1784 — Élisabeth Vigée Le Brun

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Baroness Bonne-Marie-Joséphine-Gabrielle Bernard de Boulainvilli
La Baronne de Crussol, 1785 Elisabeth Louise Vigee-Le brun

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Elisabeth Louise Vigee Lebrun And Her Daughter 1789
Madame Vigée-Lebrun and her daughter Jeanne Lucie Louise – 1789

Elisabeth Louise Vigee Lebrun And Her Daughter 1789 neoclassis direttorio

Portrait of Count Grigory Chernyshev with a Mask in His Hand 1793
Portrait of Count Grigory Chernyshev with a Mask in His Hand, 1793

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Stripes & Disorders from fashion in 1914 – 1915

Quello della striscia come motivo ornamentale o pattern per indumenti merita una riflessione approfondita. Mi limito qui, in sintesi, a farvi riflettere sul ruolo che questa geometria assume nel campo della semiologia e quindi della storia del costume. La riga, la striatura, la striscia, riveste il corpo interrompendo in modo violento un “tutto” sottoesposto generando così in chi guarda l’abito – e allora chi lo indossa – un senso di confusione, misto a eccitazione e persino ricusazione. Come il simbolo di un divieto, quello di un’allerta, o come una sbarra che impedisce un passaggio, la striscia nel suo consueto bicolore, cattura l’attenzione spezzando la regola dell’uniforme: irriverente e ribelle diviene alla moda intorno al 1914 – 1915, e non a caso. La Belle Époque con la sua sfrenatezza cancella il ruolo della donna “angelo del focolare” in virtù di una nuova figura emancipata, pronta a riprendere il proprio ruolo sociale. I venti di guerra poi, soffiano tra le strade delle città, profumando l’aria di polvere da sparo. La riga così spunta violenta dalle tele di Egon Schiele e dagli abiti di Paul Poiret, comparendo sui vestiti delle signore alla moda, simbolo del tempo nuovo e della pericolosità di quello futuro.

That of the stripe as an ornamental motif or garment pattern deserves a thorough reflection. In short, I limit myself here to reflect on the role that this geometry assumes in the field of semiology and therefore of the history of customs. The line, the streak, the strip, covers the body violently interrupting a “whole” underexposed thus generating in the viewer the dress – and then the wearer – a sense of confusion, mixed with excitement and even rejection. As the symbol of a ban, that of an alert, or like a bar that prevents a passage, the strip in its usual two-color, catches the attention breaking the rule of the uniform: irreverent and rebel becomes fashionable around 1914 – 1915, and not by chance. The Belle Époque with its wilderness cancels the role of the woman “angel of the hearth” by virtue of a new emancipated figure, ready to resume its social role. The winds of war then, blow through the streets of the city, smelling the air of gunpowder. The line so violent check on the clothes of fashionable ladies, symbol of the new time and the danger of the future.

Portrait of Edith Schiele in a Striped Dress - Egon Schiele, 1915
Egon Schiele Portrait of Edith Schiele in a Striped Dress – 1915

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Egon Schiele and wife Edith (muse) with Striped Dress Sitting, ca 1915. – artwork by Schiele 1915 – Emilie Louise Flöge – 1914 – wearing one of Gustav Klimt’s dress shirts that he made just for her

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Matisse – Striped Jacket, 1914

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Viv in Blue Stripe, 1914 – Robert Henri

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French Illustration by Georges Barbierfor Costumes Parisiens – 1914

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The Delineator – July 1914

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Fashion Plate from The Delineator – July 1914

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The Modern Priscilla, October 1915

Les Modes (Paris) 1914 Costume tailleur par Redfern
Les Modes, Paris – 1914 Costume tailleur by Redfern

Les Modes (Paris) 1914 Robe d'apres-midi par Zimmermann
Les Modes, Paris – 1914 Robe d’apres-midi byZ immermann

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1914 c. fashion for a day at the races

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Olga Skott Vänersborg – 1914, by K & A Vikner – Vänersborg Museum

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Theda Bara in a scene from the film ‘A Fool There Was’ 1915

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Theda Bara in a scene from the film ‘A Fool There Was’ 1915

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SCHIAPARELLI Life

Debutta tra 9 giorni ad Asti lo spettacolo teatrale “SCHIAPARELLI Life”, dedicato all’immensa artista, icona indiscussa nel campo della moda e delle arti visive.

Ho lavorato al progetto come supervisore storico,  e naturalmente ai costumi, insieme al fashion designer Vito Antonio Lerario.

Nunzia Antonino interpreta il ruolo di attrice protagonista, vestendo i panni di Elsa.  E’ accopagnata sul palco dall’attore Marco Grossi. I due artisti vestiranno rari abiti d’epoca
provenienti dal mio archivio Fashion Archives “Lerario Lapadula”.
I costumi e gli accessori, nei loro volumi e nelle cromie, sono stati pensati ad hoc per la pièce, armonizzati con le scenografie di Maurizio Agostinetto, e con le animazioni di Bea Mazzone. Oltre agli abiti storici, vivono sul palco le Vito Antonio Lerario.

La regia è di Carlo Bruni,  direttore artistico del teatro Garibaldi di Biscelgie (Ba), la scrittura è di Bruni ed Eleonora Mazzoni.

28 Giugno 2018 h 22. Asti Teatro “Chiesa del Gusù”.

The “SCHIAPARELLI Life” theatrical show, dedicated to the immense artist, undisputed icon in the field of fashion and visual arts, made its debut in 9 days in Asti.

I worked on the project as a historical supervisor, and naturally with costumes, together with Vito Antonio Lerario fashion designer. Nunzia Antonino plays the role of leading actress, taking on the role of Elsa.

She is flocked to the stage by the actor Marco Grossi.

The two artists will wear rare period dresses  from my archive Fashion Archives “Lerario Lapadula”. The costumes and accessories, in their volumes and colors, were designed specifically for the pièce, harmonized with the sets of Maurizio Agostinetto, and with the animations of Bea Mazzone.

In addition to the historical clothes, Vito Antonio Lerario haute couture creations lives on stage.

The direction is by Carlo Bruni, artistic director of the Garibaldi theater in Biscelgie (Ba), the writing is by Bruni and Eleonora Mazzoni.

28 June 2018 h 22. Asti Teatro “Chiesa del Gusù “.

 

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Morphine from Belle Époque

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Mitizzazione e consumo della droga non sono fenomeni moderni, ma provengono da rituali che affondano la propria nascita molto lontano nel tempo. L’arte, nelle sue forme più disparate, ha tracciato dei precisi quadri che descrivono l’utilizzo delle sostanze stupefacenti nell’alternarsi dei periodi storici. E’ affascinante quanto accaduto sul finire dell’Ottocento, quando all’estetica della donna immersa tra corsetti e fiori delicati si alternò quella di una fatale mantide, maledetta e pericolosa. Questa nuova dimensione femminile, emancipata e seducente, destabilizzò i ruoli sociali proponendo un’immagine perversa, sfrontata, impregnata questa volta di profumi oppiacei. Analizzo di seguito una serie di immagini che riguardano la Morfina, una tra le droghe più consumate da queste eroine della perdizione durante la Belle Époque.

Mythologizing and consumption of drugs are not modern phenomena, but come from rituals that sink their birth far in time. The art, in its most disparate forms, has drawn precise pictures that describe the use of drugs in the alternation of historical periods. It is fascinating what happened at the end of the nineteenth century, when the aesthetics of the woman immersed in corsets and delicate flowers alternated with that of a fatal, damned and dangerous mantis. This new feminine dimension, emancipated and seductive, destabilized social roles by proposing a perverse, shameless image, impregnated this time with opiate perfumes. I analyze below a series of images concerning Morphine, one of the most consumed drugs by these heroines of perdition during the Belle Époque.

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Morphine Tools Kit from Victorian Era. Image Courtesy Art.co

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Morphine tools: the syringe

morphine history of drug droga belle eopque blog fashion moda blogger storia tools ad vintage illustration art Georges Moreau dit Moreau de Tours Bois le Roi 1901 ou Les Morphinées Huil
Georges Moreau, La Morphine ou Les Morphinées – Collection particulière, Paris
Expositions : Salon de 1886, Paris, n° 1703 (“La Morphine”)

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Morphine Addicts, 1887 Albert Besnard etching Rosenwald Collection

morphine history of drug droga belle eopque 1800 victorian 1890 1900 blog fashion moda blogger storia tools ad vintage illustration Eugène Grasset La vitrioleuse (1894)
Eugène Grasset La vitrioleuse, 1894

Santiago_Rusinol_Before_the_Morphine
Santiago Rusinol “Before the Morphine”, 1894

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Santiago Rusinol-“Morphine”, 1894

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Eugène-Samuel Grasset — ‘La Morphine’ 1897

1899 Quack Medicine Sufferers From Morphine Or any Drug Habit Vintage Original Print Ad
1899 Quack Medicine Sufferers From Morphine Or any Drug Habit Vintage Original Print Ad

Vittorio Matteo Corcos, La morfinomane – “The addict”, 1899. Famelica e perduta la donna dalla pelle diafana e dai capelli rossi troneggia al posto dell’uomo, avvolta in un fosco abito di veli neri. Ci fissa minacciosa, ed esibisce il suo potere calpestando il  suo trofeo.

The woman with the diaphanous skin and the red hair is dominated and lost in the place of the man, wrapped in a dark dress of black veils. The woman stares at us menacingly, and exhibits her power trampling on her trophy.

morfinomane
Vittorio Matteo Corcos, La morfinomane – “The addict”, 1899

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Year 1900: Ad for Cube Morphine, published in American Druggist and Pharmaceutical Record, America’s Leading Drugs Journal

Pablo Picasso, Morphinomans. 1900
Pablo Picasso, Morphinomans. 1900

Salon, 1905 Morphine. by A. Matignon
Salon de 1905 – Morphine. By A. Matignon

Victorien du Saussais, La morphine. Vices et passions des morphinomanes (1906)
Victorien du Saussais, La morphine. Vices et passions des morphinomanes, 1906

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Morphinomane 1910 ca.

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Rudolph Valentino: history of an Icon in Fashion

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Un estratto della straordinaria storia dell’attore italo americano Rodolfo Valentino, icona cinematografica che ha lanciato stili e mode.

An excerpt of the extraordinary story of the Italian-American actor Rodolfo Valentino, a cinematographic icon that has launched styles and fashions

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Beading: astonishing Make-Up from 1920s


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Questo testo è tratto dal mio libro: “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume”. Racconto di una particolare moda del trucco durante gli anni ’20. I volti si fecero bianchi, con gli occhi cerchiati di nero e sottolineati da sottili e depilate sopracciglia dalle estremità tendenti verso il basso. Dalle ragazze russe fu importta la moda del beading: piccole sfere di cera erano fissate alle estremità delle ciglia.

This text is taken from my book. The Macabre and the Grotesque in Fashion and in Costume. I wrote of a particularweird make-up fashion during the 1920s. The faces turned white, with their black-rimmed eyes underlined by thin, shapeless eyebrows with down-tending ends. The beading fashion was imported from Russian girls: small wax balls were attached to the ends of the eyelashes.

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From Silent Movies, an Iconic Actress: Clara Bow with beaded eyes make-up

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Film Star Viola Dana with beaded eyelashes

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Dresses from Past: 1911 – 1952

Dal mio archivio “Lerario Lapadula ” cinque preziosi e rari abiti d’epoca, esibiti durante una sfilata. Ciascuno degli indumenti rappresenta un modello della donna del proprio tempo, tra stile, carattere, dimensione sociale.

From my archive “Lerario Lapadula” five precious and rare period dresses, exhibited during a fashion show. Each of the garments represents a model of the woman of her time, between style, character and social dimension.

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AYRES & CO. Indianapolis  1911

Abito realizzato in delicata seta nera con collo in tulle di seta e pizzo chimico color avorio ornato da coralli color oro sul petto.

La linea del vestito, elegante e drammatica, rimanda all’archetipo di diva noir tipico del cinema inizi secolo. Donne ritratte in stato di altalenante passione e follia, avvolte in un aurea di mistero e connotate da note di maledettismo.

E’ questo un abito realizzato all’interno della più importante sartoria dell’Indiana in attivo per tutto il ‘900, nota anche per aver accolto tra le sue lavoranti le tantissime giovani emigranti europee. La sartoria è ora sede di un importante omonimo museo della moda.

Dress made of delicate black silk with silk tulle collar and ivory-colored chemical lace adorned with gold-colored coral on the chest.

The silhouette, elegant and dramatic, refers to the archetype of vamp lady typical of early century cinema. Women portrayed in a state of fluctuating passion and madness, wrapped in an aura of mystery and characterized by notes of malice.

This is a dress made inside the most important tailoring of Indiana in active throughout the ‘900, also known for having welcomed among its workers the many young European emigrants. The tailoring is now home to an important fashion museum of the same name.

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FLAPPER DRESS  1927

Questo vestito è realizzato in un sofisticato tulle di seta interamente ricamato con pailettes grigio perla e argento e conchiglie colorate provenienti dal lontano Oceano Pacifico. Il tutto genera dei bellissimi decori sul fondo del vestito, con un chiaro ricamo all’art-Dèco e quindi alla nuova scoperta della sfavillante cultura orientale.

This dress is made of a sophisticated silk tulle entirely embroidered with pearl and silver gray sequins together with handpainted shells coming from the distant Pacific Ocean. All this generates beautiful decorations on the bottom of the dress, with a clear embroidery to the art-Dèco and then to the new discovery of the sparkling oriental culture.

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1932

Abito da sera in crepe di seta nero con ricami in lurex oro e vivaci disegni multicolor.

Black silk crepe evening gown with gold lurex embroidery and bright multicolor designs.

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1940s – WWII

Abito in seta stampata proveniente dagli anni del secondo conflitto bellico. Il gusto è di impronta orientale, il copricapo, in lana con fiocco in seta, è in stile Art Déco.

Printed silk dress from second world war era. The taste is oriental, the headpiece, in wool with silk bow, is in Art Déco style.

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Sorelle Rossaro, Milano. 1952

Abito da gran sera datato 1952 e firmato dal marchio milanese “Sorelle Rossaro”, raro esempio di creazione di alta moda italiana appartenente a una casa di moda non più esistente che nacque durante il ventennio fascista proprio a Milano, con sede in via Montenapoleone.

Great evening gown dated 1952 and signed by  brand “Sorelle Rossaro”, Milano. This is a rare example of the creation of Italian high fashion belonging to a fashion house no longer existing that was born during the twenty years Fascist in Milan, located in via Montenapoleone.

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When Madonna was Evita

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Cinema, Moda, Musica incontrano la storia. Siamo nel 1996 e una camaleontica Madonna indossa i panni di Evita Peron, attrice e adorata First Lady argentina nell’immediato dopoguerra. Per il film, diretto da Alan Parker, Italia e Francia gareggiano tra loro in sala costumi: la sartoria romana Tirelli cura il guardaroba con Penny Rose, vestiti e tailleur ricreati su modello di quelli indossati da Evita si alternano a capi autentici anni ’40 e il New Look di Dior trionfa per la sera con autentici capolavori di alta moda.

Le pellicce indossate da Madonna sono create da Fendi, per la casa di moda un classico dai tempi di “Gruppo di Famiglia in un Interno”. Per le calzature, invece, ci si ricorda di Ferragamo, brand amato in vita dalla Peron. Nulla dunque è trascurato, le bellissime acconciature di Martin Samuel completano un aspetto il cui risultato è straordinario: il film vince l’Oscar e la costumista, per gli 85 abiti presenti nel film, si aggiudica il BAFTA.

E forse questo grande lavoro di ricerca e ricostruzione sarebbe piaciuto a Monsier Christian Dior, il quale un giorno disse:

“l’unica regina che io abbia mai vestito è stata Evita Peron”.

Luciano Lapadula

Cinema, Fashion, Music meet history. We are in 1996 and a chameleon-like Madonna wearing the clothes of Evita Peron, actress and beloved Argentine First Lady in the immediate post-war period. For the movie, directed by Alan Parker, Italy and France compete in the costumes room: the Roman tailoring Tirelli takes care of the wardrobe with Penny Rose, clothes and suits recreated on the model worn by Evita alternate with authentic ’40s and Dior’s New Look style gown for the evening with authentic high fashion masterpieces. The furs worn by Madonna are created by Fendi, for the fashion house a classic from the time of “Conversation Piece”. For the shoes, however, they remember Ferragamo, a brand loved by Peron in life. Nothing is therefore overlooked, the beautiful hairstyles of Martin Samuel complete an aspect whose result is extraordinary: the movie wins the Oscar and the costume designer, for the 85 dresses in the film, is awarded the BAFTA. And perhaps this great research work and reconstruction would have pleased Monsieur Christian Dior, who one day said:”The only queen I ever dressed was Eva Peron.”

Luciano Lapadula

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