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Alla Nazimova vs Lady Gaga: my study of Signs.

Oggi nelle mie lezioni a scuola parlerò dello studio dei segni e della loro interpretazione attraverso l’analisi dei linguaggi mediatici. Ho effettuato ricerche nell’ambito del comunicazione del Sé nella storia della moda, e ho raccolto una lunga – e affascinante – serie di immagini che dialogano tra loro a distanza di tanto tempo. In questa mia comparazione per voi, l’attrice del cinema muto Alla Nazimova in Salomé, anno 1923, e la cantante pop Lady Gaga nel 2009, in una foto promozionale per il suo album “The Fame Monster”. Quel che pensiamo sia innovativo è in realtà già esistito.

Today in my lessons at school I will talk about the study of signs and their interpretation through the analysis of media languages. I have done research in the field of self communication in the history of fashion, and I have collected a long – and fascinating – series of images that communicate with each other over a long period of time. In this comparison of mine for you, silent film actress Alla Nazimova in Salomé, year 1923, and pop singer Lady Gaga in 2009, in a promotional photo for her album “The Fame Monster”. What we think is innovative has actually already existed.

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Luciano Lapadula @ Festa del Libro

Domani 25 settembre 2020, sarò ospite della Festa del Libro per la sua XVI edizione, un festival culturale promosso dall’Associazione Presidi del Libro, che attraversa 55 città italiane. Racconterò di stili di vita e mode del passato, e di come queste abbiano contribuito a costruire quel che siamo e ciò che saremo. Il Maestro Stefania Gianfrancesco dal Circolo Beethoven di Bari, interpreta il mio testo “Ragazza 1918” già pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno durante la quarantena a marzo 2020, arricchito dalle illustrazioni realizzate a mano da Vito Antonio Lerario. Parlerò inoltre, con Marina Losappio, di cinema e moda, partendo dal mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume” edizioni Progedit. Si ringrazia per l’evento la Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, i Presidi del Libro, e il MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia. L’evento è stato pubblicato – tra gli altri – da La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 settembre 2020.

Tomorrow 25 September 2020, I will be a guest of the “Festa del Libro” – Book Festival – for its 16th edition, a cultural festival promoted by the Presidi del Libro Association, which crosses 55 Italian cities. I will talk about lifestyles and fashions of the past, and how these have contributed to building who we are and what we will be. Maestro Stefania Gianfrancesco from the Beethoven Circle of Bari, interprets my text “Ragazza 1918” – Girl 1918- already published in La Gazzetta del Mezzogiorno during the quarantine in March 2020, enriched by illustrations made by hand by Vito Antonio Lerario. I will also talk, with Marina Losappio, about cinema and fashion, starting from my book “the Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume” Progedit editions. Thanks for the event Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, i Presidi del Libro, e il MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Vito Antonio Lerario illustration from “Ragazza 1918” a text by Luciano Lapadula
Rehearsal reading together with Stefania Gianfrancesco on my text “Ragazza 1918” – Girl 1918

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Renate Müller: the tragic antinazi Diva

Quando un’anima nasce, le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua, nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti

“When the soul of a man is born in this country there are nets flung at it to hold it back from flight. You talk to me of nationality, language, religion. I shall try to fly by those nets”

James Joyce

Padre pubblicista e madre pittrice, un talento innato per la recitazione e una bellezza fuori dal comune, che le costerà la vita. Renate Müller nacque a Monaco il 26 aprile del 1906, e a soli 19 anni debuttò a teatro con “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream) diretta da Pabst.

Trasferitasi a Berlino, nel 1929 ebbe il suo primo ruolo cinematografico in “Peter Der Matrose” (Peter the Sailor). Il successo fu immediato e fino al 1937 comparve in 25 film , tra i quali il celebre “Die Privatesekretärin”, tradotto anche in inglese e ”Viktor und Viktoria” del 1933.

La fama raggiunta, i capelli biondi, i bei occhi azzurri, destarono l’interesse del regime nazionalsocialista, che pressò Renate con sempre maggiore insistenza affinché lei divenisse il volto per i film di propaganda del partito. Numerosi quanto le richieste furono i rifiuti della bella attrice, ma la vita nella Berlino di quel tempo era difficile: sospetti, dicerie, semplici invidie di colleghe potevano essere la causa di processi sommari, deportazioni, omicidi, e Renate aveva un angoscioso segreto che doveva restare nascosto.

Così cedette alle pressioni e nel 1937 recitò in quella che sarebbe stata la sua ultima comparsa in celluloide: “Togger”, pellicola dal contenuto antisemita. Hitler fu sedotto dall’attrice, perfetta incarnazione dell’ideale di donna ariana, ma nonostante le sue lusinghe lei rifiutò di essergli amica. Goebbels insospettito da tanta distanza e dai suoi continui viaggi nella nemica città di Londra, prese a farla pedinare dalla Gestapo.

L’inconfessabile segreto emerse: Renate aveva un fidanzato, viveva in Inghilterra ed era un ebreo. Si persero così, tutto d’un tratto, le notizie sulla bella ragazza: nuove star ariane presero il suo posto sugli schermi. Si diffusero strane voci secondo le quali Renate era stata ricoverata in manicomio a seguito di ripetute crisi di nervi, abuso di alcol e di morfina. Repentino giunse il finale di questa triste storia, il 7 ottobre del 1937 l’attrice fece un lungo volo dalla finestra della sua casa a Berlino. Il corpo fu in fretta cremato presso il Wilmersdorf Krematorium per essere sepolto in gran silenzio all’interno del Parkfriedhof Lichterfelde a Berlin Steglitz. Ai tanti fan fu proibito di partecipare ai funerali, il governo cercò di placare gli animi affermando si fosse trattato di suicidio, ma dei vicini di casa della ragazza, in silenzio, dissero di averla vista precipitare dal balcone all’arrivo in cortile degli uomini della Gestapo. Molti altri, invece, giurarono che furono proprio i soldati ad aver lanciato nel vuoto l’attrice che in vita rifiutò di esser lanciata sugli schermi di un cinema maledetto.

Luciano Lapadula

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Father publicist and mother painter, an innate talent for acting and a beauty out of the ordinary, which will cost her life. Renate Müller was born in Monaco on April 26, 1906, and at the age of 19 filmaker Pabst made her debut with “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream). Transferring to Berlin, in 1929 she had his first film role in “Peter Der Matrose “(Peter the Sailor). The success was immediate and until 1937 appeared in 25 films, among which the famous “Die Privatesekretärin”, also translated into English and “Viktor und Viktoria” of 1933. The fame achieved, the blonde hair, the beautiful blue eyes, aroused the interest of the National Socialist regime, which pressed Renate with increasing insistence to use her face for the nazi propaganda films. Life in Berlin – at that time – was difficult: suspicions, rumors, simple envies of colleagues could be the cause of summary trials, deportations, murders, and Renate had an anguishing secret that was to remain hidden. So he gave in to pressure and in 1937 she played in what would have been her last appearance in celluloid: “Togger”, a film with anti-Semitic content. Hitler was seduced by the actress, the perfect embodiment of the ideal of an Aryan woman, but in spite of her flattery, she refused to be his friend. Goebbels, suspicious of her distance and her constant journeys in the enemy city of London, began to  follow the woman by Gestapo. The unconfessable secret emerged: Renate had a boyfriend, lived in England and was a Jew. Thus, all of a sudden, the news about the beautiful girl was lost: new Aryan stars took their place on the screens. Strange rumors were spread that Renate had been hospitalized as a result of repeated nerve crises, alcohol abuse and morphine. The end of this sad story came to a sudden, on October 7, 1937, the actress took a long flight from the window of her house in Berlin. The body was quickly cremated at the Wilmersdorf Krematorium to be buried in great silence inside the Parkfriedhof Lichterfelde in Berlin Steglitz. To the many fans it was forbidden to attend the funeral, the government tried to appease the soul by saying it was suicide, but the girl’s neighbors, in silence, said they had seen her fall from the balcony to the men’s Gestapo. Many others, however, swore that it was the soldiers who had launched into the void the actress who in life refused to be thrown on the screens of a damn cinema.

Renate Müller with pet. Ufa Photo for the movie “Liebling der Götter” (in italian: Le Ali della Fortuna”) by Hanns Schwarz. Costumes: René Hubert. 1930
Renate Müller, Viktor und Viktoria (Germany, 1933, dir. Reinhold Schünzel)
Renate Müller in a silk pajamas strike a pose for a signed 30s film postcard
A magnetic and fatal gaze for a 30s film postcard from the Ufa German motion-picture production company.
Renate Müller wears an evening dress with a plunging neckline on the shoulder, in the typical style of the 1930s
Statuesque body and gorgeous evening dress. Ph Aufnahme Walther Jaeger, Berlin
Early 30s. Posing like a Pin-Up anticipating the 50s looks
On the cover of “FILMWOCHE” Magazine year 1934
Renate Müller at the window, she does not imagine that soon will fall from there

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90s Make-Up: the guide. Pt 1

The Lux on 90s Make-Up

«Com’era il trucco negli anni ’90?» Una domanda che il mio pubblico di follower, studenti e professionisti mi rivolge spesso. A differenza dei decenni precedenti infatti, caratterizzati proprio da trucco e acconciature ben definibili e strong, nei 90s gli estremismi paiono svanire in favore di un volto in linea con il minimalismo, circondato da una semplice riga al centro. Vedremo nelle immagini che ho raccolto per voi, come nel 1990 e 1991 si assista a revival di stili primi ’60, per poi dal 1992 evolversi attraverso il Grunge. Ci sono tuttavia dei punti fermi a cui impossibile sottrarsi per realizzare un make-up perfettamente primi 90s:

1: Volto chiaro, chiarissimo, opacizzato dalla cipria.

2: Labbra – in contrasto col pallore – ingrandite da rossetti Mat di colori scuri, estremamente usato il color mattone, il bordeaux, il vinaccia, in alcuni casi anche il rosso e il nero, per un look creepy – neo goth.

3: Blush, poco, utile ad accendere le guance, che spesso erano rosa dall’effetto naturale, come accese dal freddo. Nell’estate del 1993 fu di moda il rosso corallo nelle sue sfumature, alternato al “deserto rosa”, con toni ambrati, sfumature sabbia, argilla, polveri avorio rosé.

4: Occhi intensi e languidi con ombretti sfumati, molto leggeri, nei toni dell’arancio, del bordeaux, del viola, per uno sguardo perduto e malaticcio da bad girl, evidenziato da un sottile rigo di eyeliner in stile anni ’60.

5: Sopracciglia sottili, molto sottili, in casi più estremi anche del tutto depilate.

Nel complesso gli anni ’90 hanno racchiuso nella loro estetica, un insieme di novità provenienti da culture ed epoche diverse, segnando il trionfo del Vintage. Era assai alla moda il revival relativo al periodo fine anni ’60 primi anni ’70. A partire dal 1992 il cambiamento sociale venne interpretato dalla moda attraverso la creazione di abiti e look essenziali, acconciature semplici, e volti dal trucco minimal chic, il make-up fu di ispirazione agli anni ’20. Fu proprio nel 1992 che dal mondo musicale di Seattle giunse il Grunge, diffondendo lo stile estetico di band come i Sonich Youth e i Nirvana sulle passerelle. Icone della musica e del cinema, come Curtney Love e Drew Barrymore, comparivano in tv e sui magazine indossando quello stile che pareva provenire da una dimensione notturna e da un tempo lontano. Nel 1993 il revival dello stile anni ’70 crebbe, anche grazie al look di Madonna (vedi articolo cliccando qui) che nel suo video “Deeper and Deeper” ripropose con successo una splendida estetica “Disco”. Intanto insieme ad attrici e cantanti il fashion system e la cultura pop celebravano nuove eroine: supermodelle dai volti straordinari, testimonial contese dagli stilisti ed emulate dal pubblico di tutto il mondo, anche nel trucco. Di seguito una serie di immagini che ripercorrono gli anni ’90, l’edonismo che ha caratterizzato questo decennio è visibile sui volti, il trucco è un segno, e si vede. Nel mio prossimo articolo la storia del Make-Up dal 1994 al 1999.

Chi vuole approfondire tematiche riguardanti aspetti insoliti della storia della moda può leggere il mio libro, il link al termine di questo articolo.

Luciano Lapadula

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“What was the makeup like in the 90s?” A question that my audience of followers, students and professionals often asks me. Unlike previous decades, in fact, characterized precisely by make-up and hairstyles well defined and strong, in the 90s the extremisms seem to fade in favor of a face in line with minimalism, surrounded by a simple middle part. We will see in the images that I have collected for you, how in the 1990s and 1991 there was a revival of early 60s styles, and then from 1992 everything evolved through Grunge. However, there are some fixed points that it is impossible to avoid in order to create a perfectly early 90s make-up:

1: Face clear, very clear, opacified by face powder.

2: Lips – in contrast to the pallor – enlarged by Mat lipsticks of dark colors, brick, burgundy, marc, in some cases even red and black, for a creepy – neo goth look.

3: Blush, little, useful for lighting the cheeks, which were often pink with a natural effect, as if lit by the cold. In the summer of 1993, coral red was fashionable in its shades, alternating with the “pink desert”, with amber tones, shades of sand, clay, ivory and rosé powders.

4: Intense and languid eyes with shaded, very light eyeshadows in shades of orange, burgundy, purple, for a lost and sickly bad girl look, highlighted by a thin line of 60s-style eyeliner .

5: Thin eyebrows, very thin, in more extreme cases even completely depilated.

Overall, the 90s enclosed in their aesthetics a set of novelties from different cultures, marking the triumph of Vintage. The revival for the late 60s and early 70s was very fashionable. Starting in 1992, social change was interpreted by fashion through the creation of essential clothes and looks, simple hairstyles, and faces with minimal chic makeup that was inspired by the 1920s. It was in 1992 that Grunge came from the musical world of Seattle, spreading the aesthetic style of bands like Sonich Youth and Nirvana on the catwalks. Music and cinema icons, such as Curtney Love and Drew Barrymore, appeared on TV and in magazines wearing that style that seemed to come from a nocturnal dimension and from a distant time. In 1993 the revival of the 70s style grew, also thanks to Madonna’s look (see article here) who in her video “Deeper and Deeper” successfully reproduced a splendid “Disco” aesthetic. Meanwhile, together with actresses and singers, the fashion system and pop culture celebrated new heroines: supermodels with extraordinary faces, testimonials contested by stylists and emulated by audiences all over the world, even in make-up. Below is a series of images that retrace the 90s, the hedonism that characterized this decade is visible on the faces, makeup is a sign, and it shows. In my next article I will write about Make-Up in fashion history from 1994 to 1999. Anyone who wants to learn more about unusual aspects of the history of fashion can read my book, the link at the end of this article. Stay tuned and Follow me.

Luciano Lapadula

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From my press archive, a beautiful image signed by Giorgio Armani for his “Woman of the 90s”, which seems to come from the 1920s. Hair Oribe for Oribe at Parachute Hair. Makeup Rumiko for Suga Salon Nyc
Iceberg from Vogue Italia feb 1990. The model wears a strong make-up, in line with her rock look. The hairstyle is typical of 1990
Thin hair and gull wing eyebrows for Linda Evangelista. Vogue February 1990
Supermodel Linda Evangelista in Dolce & Gabbana on Vogue Italia Aug 1990. Linda’s make-up takes up the late New Look. Sophisticated and elegant, still a little Pin-Up
Madonna from a service dedicated to her by Herb Ritts on Vogue August 1990. The singer plays with a look and pose from the past, presents herself with thick eyebrows, an aspect that will radically change the following year. Read my post on Madonna and Marlene Dietrich here
Yasmeen Ghauri Vogue Italia Feb 1991 modeling Gianmarco Venturi ph by Walter Chin. The exotic beauty of the supermodel is highlighted by a warm and still rather strong make-up, in line with the fashion of 1991. It will change the following year
A pin-up eyeliner for Yaseen Ghauri in Valentino, on Vogue Italia February 1991
Countless and quick changes of look for supermodels. On Vogue Italia August 1991 Linda Evangelista wears a Make-Up that makes us remember Sophia Loren
Sherilyn Fenn, the iconic Twin Peaks actress, makes vintage 50s-style make-up the strong point for her splendid image. Steven Meisel for Dolce & Gabbana on Vogue Italia August 1991
1992. GRUNGE is a Fashion tred. Supertop Naomi Campbell and Kristen McMenamy with “Nirvana” t-shirt Ph Steven Meisel on Vogue Us “Grunge and Glory”
Yasmeen Ghauri for Gaetano Navarra on Vogue Italy October 1992. The supermodel appears a year later with a Make-Up that is completely different from the previous one
Kate Moss arond 1992
One of the most iconic photographic shots of the 90s. Kate Moss together with Nadja Auermann wrapped in ostrich feather boas with a smokey eyes make-up, thin, languid and ethereal eyebrows evoke the atmosphere of the late 20s and early 30s (but 70s too). Dolce & Gabbana on Vogue Italy October 1992
Naomi Campbell for Anna Molinari Blumarine on Vogue Italy October 1992. 70s inspired Make-Up and Hairstyle
A minimal and bright make-up, shiny and flesh-colored lips, wet hair. Linda Evangelista sensual for Valentino Pelle on Vogue Italia October 1992
Always Linda Evangelista, this time haughty in her look that seems to come from the 60s. Very elegant and superb in Gianfranco Ferré on Vogue Italia October 1992. Ph Steven Meisel
Chanel ad. Model Christy Turlington, from Vogue Italia Dec 1992
Kristen McMenamy: an essential make-up that enhances the strong and intense features of the supermodel. Vogue Italia Dec 1992
Carla Bruni Make-Up on Vogue Italia December 1992
Christy Turlington in the early 90s poses for a photo shoot dedicated to Make-Up
Eva Herzigová, one of the most iconic face of 90s (and ever). Vogue Italia January 1993
Madonna Make-Up in 1993 c: No eyewbrows fro a 70s mood. Vintage was popular during 90s, thanks to Madonna too. Read my post on Madonna and Marlene Dietrich here
Carla Bruni wears a make-up suitable for the evening, the magazine says: very clear 60s style mouth
Supertop Helena Christensen on Vogue Italia Jan 1993
Stephanie Seymour, she wears a smokey eyes make-up that revisits the 60s style. Vogue Italia January 1993
Curly Middle Part for the beautiful top model Claudia Schiffer, 1993
Linda Evangelista. Oh yes this is very 90s
Kate Moss wears a Make-Up in perfect 90s style, which enhances the beauty of the face without hiding it
Still Kate Moss in 1993 with her special Make-Up, trend of the ’93 autumn: Romantic Glow. Ph Guy Marineau
Light shades and brick lipstick for an iconic make-up on an iconic supermodel: Eva Herzigová for Giorgio Grati. She adopted a Marilyn Monroe style. Vogue Italia October 1993
Very clear faces, 20s style thin eyebrows and middle part. This is the 90s face
Vogue Italia December 1993. The lightheartedness of that time on the faces of the models.
See you on my next article about make-up from ’94 to ’99.

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CHAPEAU from 1959 to 2019

CHAPEAU from 1959 to 2019

Il mio lavoro mi porta con frequenza a riscontrare similitudini, copie e brutte copie di abiti e accessori del passato, riproposte nel contemporaneo. Uso il termine “contemporaneo” invece di “moderno” perché ritengo più innovativi gli originali delle copie. Oggi vi mostro il copricapo in pizzo a falda larga sul viso, realizzato per Valentino fall winter 2019 – 2020 e indossato in passerella da Kaia Gerber. Lo stesso design, in tessuto trasparente, fu proposto nel 1959 da Nina Ricci. La modella nelle foto sotto indossa infatti un abito con copricapo chiamato “Jeasmine” e realizzato dal designer Jules-François Crahay (1917–1988), a Belgian-born French fashion artist who worked for the fashion house from 1952 to 1963 . Più sotto una creazione di per Adolfo Sardinia per Emme, sempre dal 1959.

My work frequently leads me to find similarities, copies and bad copies of clothes and accessories of the past re-proposed in the contemporary. I use the term “contemporary” instead of “modern” because I consider the originals of the copies to be more innovative. Today I show you the wide-brimmed lace headgear on the face, created for Valentino fall winter 2019 – 2020 and worn on the catwalk by Kaia Gerber. The same design, in semi-transparent fabric, was proposed in 1959 by Nina Ricci. In fact, the model in the picture below wears a dress together with an hat, called “Jeasmine” and made by the designer Jules-François Crahay (1917–1988), Belgian-born French fashion artist who worked for the fashion house from 1952 to 1963. Last pic: a creation of Adolfo Sardinia for Emme, 1959.

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Kaia Gerber in Valentino fw 2019/2020
“Jeasmine” model by NINA RICCI
Adolfo Sardinia hat for Emme

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Me for Lampoon Fashion Magazine

Dal mio lavoro per la rivista di moda e cultura Lampoon, al link seguente

My article for The Fashionable Lampoon, here:

Theda Bara: the Lost Vamp

 

Per approfondimenti sul tema, consiglio la lettura del mio libro: “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume”, in libreria, su Amazon e al link 

For further information on the topic, I recommend reading my book: “The Macabre and the Grotesque in Fashion and in Costume”, in bookstores, on Amazon and at the link:

“Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume”

fig. 1
Theda Bara: the first Vamp

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Soraya: a life between Glitz and Sadness

Nata in Iran nel 1932 Soraya Esfandiary si è sempre definita una bakhtiara, una donna guerriera, proveniente da una stirpe degna di essere ricordata come magnifica ed esemplare per la storia del proprio Paese.

Al desiderio di studiare a Hollywood per diventare un’attrice famosa si sostituì a soli 16 anni il fidanzamento combinato e subito dopo le nozze  con l’allora trentenne Scià di Persia Mohammed Reza.

Muhammad Reza Shah Pahlavi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i due nacque un amore profondo, nonostante le divergenze caratteriali – introverso e taciturno l’aitante imperatore, romantica e volitiva la giovanissima imperatrice – ma come in tutte le favole anche l’esistenza di questa coppia, che faceva sognare il mondo intero, fu costellata da drammi. Una violentissima febbre tifoide colpì la giovane poco prima delle nozze, non rinviabili a causa di riti propiziatori tipici della cultura iraniana.

The seamstresses finish the wedding dress in the Christian Dior Atelier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Debole, consunta, Soraya nel giorno delle nozze – era il 1951 – riuscì a malapena a tenersi in piedi. Nascondeva sotto l’opulento abito un cardiotonico e dei sali. Si trascinò tra la folla festosa, sorrise ai fotografi finché poté, ma svenne, una due, tre volte. La colpa fu anche dell’immenso abito firmato Christian Dior pesante circa 20 kg, uno spreco di trine, tessuti adoperati in grandissima quantità e adornati da circa 6000 – finti – diamanti. Impietosito lo Scià intervenne in suo aiuto e fece tagliare da un’invitata parte dello strascico rendendo la veste più leggera.

Risultati immagini per soraya bridal dress

Un altro cattivo presagio gremì quella importante giornata: come da tradizione una dama di corte, che avesse alle proprie spalle un matrimonio felice, avrebbe dovuto far cadere sul capo della bella sposa una pioggia di monete d’oro. Fu scelta l’imperatrice madre – Taj ol Molouk – una donna solitaria, triste, rimasta vedova.

I gioielli indossati quel giorno da Soraya poi, appartennero alla prima moglie di Reza, la bellissima Fawzia, famosa per essere stata una tra le prime aristocratiche a posare per noti fotografi al servizio dei più importanti stilisti del mondo. Quelli stessi gioielli in seguito sarebbero stati indossati ancora una volta da Farah Diba, sposa che sostituì la ripudiata Soraya.

Queen Fawzia in 40s by Cecil Beaton

 

 

 

 

 

Queen Fawzia in 40s 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ultima moglie del sovrano. Farah Diba, meno bella di Soraya, meno triste di Soraya.
The last wife. Farah Diba, less beautiful than Soraya, less sad than Soraya.

La bellissima imperatrice non riuscì in nessun modo a dare un erede all’aitante sposo. La famiglia imperiale asfissiò la coppia pretendendo un successore. Pettegolezzi e maldicenze dilagarono, la triste Soraya chiese al suo amatissimo imperatore di separarsi per sempre da lui. Reza volle in ogni modo cercare una soluzione alternativa e decise che avrebbe nominato come successore suo fratello Alì. Il destino giocò ancora una volta una sua carta a loro sfavore, il giovane Alì morì in un tragico incedente aereo proprio mentre tornava a Teheran a palazzo reale.

Il ripudio dello Scià fu proclamato in radio, erano trascorsi solo 7 anni dal giorno delle nozze. Lo Scià pianse mentre pronunciava il suo discorso, ascoltato da milioni di commossi cittadini. I rotocalchi iraniani raccolsero la disperazione del popolo e coniarono per la povera imperatrice ripudiata l’etichetta “la principessa dagli occhi tristi”.

Inconsolabile Soraya viaggiò a lungo, alcol e “dolce vita” furono le sue distrazioni fin quando la vita improvvisamente sembrò tornare felice. In Italia incontrò un nuovo amore – Franco Indovina – un bel regista che permetterà alla donna di coniare l’antico sogno della recitazione. L’amato Franco però, morì poco dopo in uno schianto aereo. La notte dell’incidente Soraya, come in un presagio, ebbe terribili incubi interrotti dalla tragica telefonata che le dette la notizia.

Più sola che mai la “principessa dagli occhi tristi” scivolò nell’inedia, i giornalisti la tormentarono attribuendole flirt di ogni genere, descrivendola come una derelitta perversa. “Sono calunniata come Brigitte Bardot ed Elizabeth Taylor  come loro devo essere ciò che il pubblico ha deciso che sia: una reietta da lapidare perché incarno i suoi sogni tramontati”.

Morì sola, a Parigi, per cause naturali a 69 anni, ma voci inquietanti sussurrate da amici e vicini di casa raccontarono di un abuso di alcol e barbiturici, assunti dalla donna in dosi massicce per cercare un po’ di pace.

Soraya è il nome di una costellazione.

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Born in Iran in 1932, Soraya Esfandiary has always defined herself as a bakhtiara, a warrior woman, coming from a lineage worthy of being remembered as magnificent and exemplary for the history of her country. At the age of 16 she replaced the combined engagement and immediately after the wedding with the then thirty-year-old Shah of Persia Mohammed Reza. A deep love was born, despite the differences in character – introverted and taciturn the handsome emperor, romantic and strong-willed the very young empress – but as in all fairy tales also the existence of this couple, who made the whole world dream, was studded with dramas. A violent typhoid fever struck the young woman shortly before the wedding, which could not be postponed due to propitiatory rites typical of Iranian culture.

Weak, Soraya on her wedding day – it was 1951 – could barely keep herself standing. Under the opulent dress she hid a cardiotonic and salts. She shuffled through the festive crowd, smiled at the photographers as long as she could, but passed out, once, twice, three times. The fault was also the immense Christian Dior dress weighing about 20 kg, a waste of lace, fabrics used in large quantities and adorned with about 6000 – fake – diamonds. Pitying the Shah intervened to help her and had an invited part cut from the train making the robe lighter.

Another bad omen filled that important day: as per tradition a lady-in-waiting, who had a happy marriage behind her, would have had to drop a shower of gold coins on the head of the beautiful bride. The empress mother was chosen – Taj ol Molouk – a lonely, sad, widowed woman.

The jewels worn that day by Soraya then belonged to Reza’s first wife, the beautiful Fawzia, famous for being one of the first aristocrats to pose for well-known photographers in the service of the most important stylists in the world. Those same jewels would later be worn once again by Farah Diba, the bride who replaced the repudiated Soraya.

Queen Fawzia as model for Jacques Fath

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Queen Fawzia as model

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The beautiful empress was in no way able to give an heir to the handsome groom. The imperial family asphyxiated the couple by demanding a successor. Gossip and slander spread, the sad Soraya asked her beloved emperor to part with him forever. Reza wanted in every way to seek an alternative solution and decided that he would appoint his brother Ali as his successor. Fate once again played a card against them, the young Ali died in a tragic plane crash just as he was returning to Tehran to the royal palace.

The repudiation of the Shah was proclaimed on the radio, only 7 years had passed since the wedding day. The Shah wept as he delivered his speech, which was heard by millions of moving citizens. The Iranian magazines took up the desperation of the people and coined the label “the sad-eyed princess” for the poor repudiated empress.

Inconsolable Soraya traveled for a long time, alcohol and “dolce vita” were her distractions until life suddenly seemed happy again. In Italy she met a new love – Franco Indovina – a beautiful director who will allow the woman to coin the ancient dream of acting. The beloved Franco, however, died shortly after in an airplane crash. On the night of the accident, Soraya, as in an omen, had terrible nightmares interrupted by the tragic phone call that gave her the news.

More alone than ever, the “sad-eyed princess” slipped into starvation, the journalists tormented her by attributing flirtations of all kinds, describing her as a perverse derelict. “I am as slandered as Brigitte Bardot and Elizabeth Taylor as they must be what the public has decided me to be: an outcast to be stoned for embodying her faded dreams.”

She died alone, in Paris, of natural causes at the age of 69, but disturbing voices whispered by friends and neighbors told of an abuse of alcohol and barbiturates, taken by the woman in massive doses to seek some peace.

Soraya is the name of a constellation.

 

Soraya: the sad eyes princess

 

On Life magazine, probably wearing a Chanel suit

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