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Alla Nazimova vs Lady Gaga: my study of Signs.

Oggi nelle mie lezioni a scuola parlerò dello studio dei segni e della loro interpretazione attraverso l’analisi dei linguaggi mediatici. Ho effettuato ricerche nell’ambito del comunicazione del Sé nella storia della moda, e ho raccolto una lunga – e affascinante – serie di immagini che dialogano tra loro a distanza di tanto tempo. In questa mia comparazione per voi, l’attrice del cinema muto Alla Nazimova in Salomé, anno 1923, e la cantante pop Lady Gaga nel 2009, in una foto promozionale per il suo album “The Fame Monster”. Quel che pensiamo sia innovativo è in realtà già esistito.

Today in my lessons at school I will talk about the study of signs and their interpretation through the analysis of media languages. I have done research in the field of self communication in the history of fashion, and I have collected a long – and fascinating – series of images that communicate with each other over a long period of time. In this comparison of mine for you, silent film actress Alla Nazimova in Salomé, year 1923, and pop singer Lady Gaga in 2009, in a promotional photo for her album “The Fame Monster”. What we think is innovative has actually already existed.

© COPYRIGHT: Luciano Lapadula

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Luciano Lapadula @ Festa del Libro

Domani 25 settembre 2020, sarò ospite della Festa del Libro per la sua XVI edizione, un festival culturale promosso dall’Associazione Presidi del Libro, che attraversa 55 città italiane. Racconterò di stili di vita e mode del passato, e di come queste abbiano contribuito a costruire quel che siamo e ciò che saremo. Il Maestro Stefania Gianfrancesco dal Circolo Beethoven di Bari, interpreta il mio testo “Ragazza 1918” già pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno durante la quarantena a marzo 2020, arricchito dalle illustrazioni realizzate a mano da Vito Antonio Lerario. Parlerò inoltre, con Marina Losappio, di cinema e moda, partendo dal mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume” edizioni Progedit. Si ringrazia per l’evento la Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, i Presidi del Libro, e il MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia. L’evento è stato pubblicato – tra gli altri – da La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 settembre 2020.

Tomorrow 25 September 2020, I will be a guest of the “Festa del Libro” – Book Festival – for its 16th edition, a cultural festival promoted by the Presidi del Libro Association, which crosses 55 Italian cities. I will talk about lifestyles and fashions of the past, and how these have contributed to building who we are and what we will be. Maestro Stefania Gianfrancesco from the Beethoven Circle of Bari, interprets my text “Ragazza 1918” – Girl 1918- already published in La Gazzetta del Mezzogiorno during the quarantine in March 2020, enriched by illustrations made by hand by Vito Antonio Lerario. I will also talk, with Marina Losappio, about cinema and fashion, starting from my book “the Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume” Progedit editions. Thanks for the event Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, i Presidi del Libro, e il MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Vito Antonio Lerario illustration from “Ragazza 1918” a text by Luciano Lapadula
Rehearsal reading together with Stefania Gianfrancesco on my text “Ragazza 1918” – Girl 1918

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My Styling in Paris: Giuseppe De Nittis

Il cimitero Père-Lachaise a Parigi, è un luogo misterioso e sacro, tra i personaggi celebri che ospita ci sono anche molti italiani, che in passato scelsero la Francia per vivere la propria straordinaria esistenza. Sono questi emigrati eccezionali i protagonisti di un’antologia che si chiama appunto “L’Italia del Père-Lachaise. Vies extraordinaires des Italiens de France et des Français d’Italie.” Tra loro il pittore pugliese Giuseppe De Nittis, protagonista del video “L’Italia del Père Lachaise”, realizzato da ImaginApulia. Ho avuto quindi l’onore e il piacere di tornare a collaborare con Roberto Eduardo Mazzarago e Daria Torriello di ImaginApulia per ricostruire insieme al mio collega Vito Antonio Lerario l’identità del pittore pugliese.

L’iniziativa proviene dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Consolato Generale d’Italia a Parigi e dal Comites di Parigi, con lo scopo di ricordare attraverso il libro, il video e una serie di eventi, le “Vite straordinarie degli italiani di Francia e dei francesi d’Italia”, ponendo l’attenzione sul rapporto significativo che in ambito artistico esiste tra le due nazioni.

Tra i più grandi artisti della seconda metà del 1800, Giuseppe De Nittis seppe cogliere “impressioni” e trasformarle in quadri che sono poesie. Descrivono la Francia del suo tempo, con i suoi paesaggi e i suoi costumi, splendidi ritratti di moda che ci spiegano stili di vita lontani.

Per lo styling ho selezionato con cura, dal mio archivio, costumi e accessori autentici di epoca vittoriana, con lo scopo di conferire un valore aggiunto al video. Sono rimasto sorpreso quando ho conosciuto il nome dell’attore che avrebbe interpretato De Nittis nei suoi anni di giovinezza: Pasquale Marzocca, un mio carissimo amico. Il suo volto affascinante e malinconico, unito allo styling realizzato con i miei costumi d’epoca, ha creato un’estetica forte, dandy, romantica, struggente.

La presentazione del video a Parigi è stata accolta calorosamente dai tanti presenti, in particolare da un’artista italiana contemporanea che vive in Francia: Monica Bellucci. Il 10 febbraio 2020 il lavoro è stato poi presentato anche in Italia, a Roma presso l’Ambasciata francese, poi a Ravenna, e il 16 dello stesso mese a Barletta, città natale di Giuseppe De Nittis. Un simbolico ritorno a casa, che per un pugliese come me, è stato davvero emozionante.

Posto qui sotto due fotografie che ho realizzato durante i fitting, insieme al video ufficiale dal canale di ImaginApulia, realizzato all’interno della pinacoteca comunale “Palazzo della Marra” a Barletta.

Spero vi emozioni.

The Père-Lachaise cemetery in Paris is a mysterious and sacred place, among the famous people it houses there are also many Italians, who in the past chose France to live their extraordinary existence. These exceptional emigrants are the protagonists of an anthology which is called “The Italy of Père-Lachaise. Vies extraordinaires des Italiens de France et des Français d’Italie.” Among them the Apulian painter Giuseppe De Nittis, protagonist of the video “L’Italia del Père Lachaise”, made by ImaginApulia. I therefore had the honor and pleasure of returning to collaborate with Roberto Eduardo Mazzarago and Daria Torriello of ImaginApulia to reconstruct together with my colleague Vito Antonio Lerario the identity of the Apulian painter.

The initiative comes from the Ministry of Foreign Affairs and International Cooperation, from the Consulate General of Italy in Paris and from the Comites of Paris, with the aim of remembering through the book, the video and a series of events, the ” Extraordinary lives of the Italians of France and the French of Italy “, paying attention to the significant relationship that exists in the artistic sphere between the two nations.

Among the greatest artists of the second half of the 1800s, Giuseppe De Nittis was able to capture “impressions” and transform them into paintings that are poems. They describe the France of his time, with its landscapes and costumes, splendid fashion portraits that explain distant lifestyles.

For styling I carefully selected, from my archive, authentic Victorian costumes and accessories, with the aim of giving added value to the video. I was surprised when I met the name of the actor who would play De Nittis in his youthful years: Pasquale Marzocca, a dear friend of mine. Her charming and melancholic face, combined with the styling created with my period costumes, has created a strong, dandy, romantic, poignant aesthetic.

The presentation of the video in Paris was warmly welcomed by the many present, in particular by a contemporary Italian artist living in France: Monica Bellucci. On February 10, 2020, the work was also presented in Italy, in Rome at the French Embassy, ​​then in Ravenna, in Florence, and on the 16th of the same month in Barletta, the birthplace of Giuseppe De Nittis. A symbolic return home, which was really exciting for an Apulian like me.

Below are two photos that I took during the fitting, together with the official video from the ImaginApulia channel, taken inside the municipal art gallery “Palazzo della Marra” in Barletta.

I hope you emotions.

© COPYRIGHT: Luciano Lapadula

Ph backstage
Ph Backstage
Ph Backstage
This is the place where Giuseppe De Nittis rests in the monumental cemetery of Père Lachaise

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90s Make-Up: the guide. Pt 1

The Lux on 90s Make-Up

«Com’era il trucco negli anni ’90?» Una domanda che il mio pubblico di follower, studenti e professionisti mi rivolge spesso. A differenza dei decenni precedenti infatti, caratterizzati proprio da trucco e acconciature ben definibili e strong, nei 90s gli estremismi paiono svanire in favore di un volto in linea con il minimalismo, circondato da una semplice riga al centro. Vedremo nelle immagini che ho raccolto per voi, come nel 1990 e 1991 si assista a revival di stili primi ’60, per poi dal 1992 evolversi attraverso il Grunge. Ci sono tuttavia dei punti fermi a cui impossibile sottrarsi per realizzare un make-up perfettamente primi 90s:

1: Volto chiaro, chiarissimo, opacizzato dalla cipria.

2: Labbra – in contrasto col pallore – ingrandite da rossetti Mat di colori scuri, estremamente usato il color mattone, il bordeaux, il vinaccia, in alcuni casi anche il rosso e il nero, per un look creepy – neo goth.

3: Blush, poco, utile ad accendere le guance, che spesso erano rosa dall’effetto naturale, come accese dal freddo. Nell’estate del 1993 fu di moda il rosso corallo nelle sue sfumature, alternato al “deserto rosa”, con toni ambrati, sfumature sabbia, argilla, polveri avorio rosé.

4: Occhi intensi e languidi con ombretti sfumati, molto leggeri, nei toni dell’arancio, del bordeaux, del viola, per uno sguardo perduto e malaticcio da bad girl, evidenziato da un sottile rigo di eyeliner in stile anni ’60.

5: Sopracciglia sottili, molto sottili, in casi più estremi anche del tutto depilate.

Nel complesso gli anni ’90 hanno racchiuso nella loro estetica, un insieme di novità provenienti da culture ed epoche diverse, segnando il trionfo del Vintage. Era assai alla moda il revival relativo al periodo fine anni ’60 primi anni ’70. A partire dal 1992 il cambiamento sociale venne interpretato dalla moda attraverso la creazione di abiti e look essenziali, acconciature semplici, e volti dal trucco minimal chic, il make-up fu di ispirazione agli anni ’20. Fu proprio nel 1992 che dal mondo musicale di Seattle giunse il Grunge, diffondendo lo stile estetico di band come i Sonich Youth e i Nirvana sulle passerelle. Icone della musica e del cinema, come Curtney Love e Drew Barrymore, comparivano in tv e sui magazine indossando quello stile che pareva provenire da una dimensione notturna e da un tempo lontano. Nel 1993 il revival dello stile anni ’70 crebbe, anche grazie al look di Madonna (vedi articolo cliccando qui) che nel suo video “Deeper and Deeper” ripropose con successo una splendida estetica “Disco”. Intanto insieme ad attrici e cantanti il fashion system e la cultura pop celebravano nuove eroine: supermodelle dai volti straordinari, testimonial contese dagli stilisti ed emulate dal pubblico di tutto il mondo, anche nel trucco. Di seguito una serie di immagini che ripercorrono gli anni ’90, l’edonismo che ha caratterizzato questo decennio è visibile sui volti, il trucco è un segno, e si vede. Nel mio prossimo articolo la storia del Make-Up dal 1994 al 1999.

Chi vuole approfondire tematiche riguardanti aspetti insoliti della storia della moda può leggere il mio libro, il link al termine di questo articolo.

Luciano Lapadula

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“What was the makeup like in the 90s?” A question that my audience of followers, students and professionals often asks me. Unlike previous decades, in fact, characterized precisely by make-up and hairstyles well defined and strong, in the 90s the extremisms seem to fade in favor of a face in line with minimalism, surrounded by a simple middle part. We will see in the images that I have collected for you, how in the 1990s and 1991 there was a revival of early 60s styles, and then from 1992 everything evolved through Grunge. However, there are some fixed points that it is impossible to avoid in order to create a perfectly early 90s make-up:

1: Face clear, very clear, opacified by face powder.

2: Lips – in contrast to the pallor – enlarged by Mat lipsticks of dark colors, brick, burgundy, marc, in some cases even red and black, for a creepy – neo goth look.

3: Blush, little, useful for lighting the cheeks, which were often pink with a natural effect, as if lit by the cold. In the summer of 1993, coral red was fashionable in its shades, alternating with the “pink desert”, with amber tones, shades of sand, clay, ivory and rosé powders.

4: Intense and languid eyes with shaded, very light eyeshadows in shades of orange, burgundy, purple, for a lost and sickly bad girl look, highlighted by a thin line of 60s-style eyeliner .

5: Thin eyebrows, very thin, in more extreme cases even completely depilated.

Overall, the 90s enclosed in their aesthetics a set of novelties from different cultures, marking the triumph of Vintage. The revival for the late 60s and early 70s was very fashionable. Starting in 1992, social change was interpreted by fashion through the creation of essential clothes and looks, simple hairstyles, and faces with minimal chic makeup that was inspired by the 1920s. It was in 1992 that Grunge came from the musical world of Seattle, spreading the aesthetic style of bands like Sonich Youth and Nirvana on the catwalks. Music and cinema icons, such as Curtney Love and Drew Barrymore, appeared on TV and in magazines wearing that style that seemed to come from a nocturnal dimension and from a distant time. In 1993 the revival of the 70s style grew, also thanks to Madonna’s look (see article here) who in her video “Deeper and Deeper” successfully reproduced a splendid “Disco” aesthetic. Meanwhile, together with actresses and singers, the fashion system and pop culture celebrated new heroines: supermodels with extraordinary faces, testimonials contested by stylists and emulated by audiences all over the world, even in make-up. Below is a series of images that retrace the 90s, the hedonism that characterized this decade is visible on the faces, makeup is a sign, and it shows. In my next article I will write about Make-Up in fashion history from 1994 to 1999. Anyone who wants to learn more about unusual aspects of the history of fashion can read my book, the link at the end of this article. Stay tuned and Follow me.

Luciano Lapadula

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From my press archive, a beautiful image signed by Giorgio Armani for his “Woman of the 90s”, which seems to come from the 1920s. Hair Oribe for Oribe at Parachute Hair. Makeup Rumiko for Suga Salon Nyc
Iceberg from Vogue Italia feb 1990. The model wears a strong make-up, in line with her rock look. The hairstyle is typical of 1990
Thin hair and gull wing eyebrows for Linda Evangelista. Vogue February 1990
Supermodel Linda Evangelista in Dolce & Gabbana on Vogue Italia Aug 1990. Linda’s make-up takes up the late New Look. Sophisticated and elegant, still a little Pin-Up
Madonna from a service dedicated to her by Herb Ritts on Vogue August 1990. The singer plays with a look and pose from the past, presents herself with thick eyebrows, an aspect that will radically change the following year. Read my post on Madonna and Marlene Dietrich here
Yasmeen Ghauri Vogue Italia Feb 1991 modeling Gianmarco Venturi ph by Walter Chin. The exotic beauty of the supermodel is highlighted by a warm and still rather strong make-up, in line with the fashion of 1991. It will change the following year
A pin-up eyeliner for Yaseen Ghauri in Valentino, on Vogue Italia February 1991
Countless and quick changes of look for supermodels. On Vogue Italia August 1991 Linda Evangelista wears a Make-Up that makes us remember Sophia Loren
Sherilyn Fenn, the iconic Twin Peaks actress, makes vintage 50s-style make-up the strong point for her splendid image. Steven Meisel for Dolce & Gabbana on Vogue Italia August 1991
1992. GRUNGE is a Fashion tred. Supertop Naomi Campbell and Kristen McMenamy with “Nirvana” t-shirt Ph Steven Meisel on Vogue Us “Grunge and Glory”
Yasmeen Ghauri for Gaetano Navarra on Vogue Italy October 1992. The supermodel appears a year later with a Make-Up that is completely different from the previous one
Kate Moss arond 1992
One of the most iconic photographic shots of the 90s. Kate Moss together with Nadja Auermann wrapped in ostrich feather boas with a smokey eyes make-up, thin, languid and ethereal eyebrows evoke the atmosphere of the late 20s and early 30s (but 70s too). Dolce & Gabbana on Vogue Italy October 1992
Naomi Campbell for Anna Molinari Blumarine on Vogue Italy October 1992. 70s inspired Make-Up and Hairstyle
A minimal and bright make-up, shiny and flesh-colored lips, wet hair. Linda Evangelista sensual for Valentino Pelle on Vogue Italia October 1992
Always Linda Evangelista, this time haughty in her look that seems to come from the 60s. Very elegant and superb in Gianfranco Ferré on Vogue Italia October 1992. Ph Steven Meisel
Chanel ad. Model Christy Turlington, from Vogue Italia Dec 1992
Kristen McMenamy: an essential make-up that enhances the strong and intense features of the supermodel. Vogue Italia Dec 1992
Carla Bruni Make-Up on Vogue Italia December 1992
Christy Turlington in the early 90s poses for a photo shoot dedicated to Make-Up
Eva Herzigová, one of the most iconic face of 90s (and ever). Vogue Italia January 1993
Madonna Make-Up in 1993 c: No eyewbrows fro a 70s mood. Vintage was popular during 90s, thanks to Madonna too. Read my post on Madonna and Marlene Dietrich here
Carla Bruni wears a make-up suitable for the evening, the magazine says: very clear 60s style mouth
Supertop Helena Christensen on Vogue Italia Jan 1993
Stephanie Seymour, she wears a smokey eyes make-up that revisits the 60s style. Vogue Italia January 1993
Curly Middle Part for the beautiful top model Claudia Schiffer, 1993
Linda Evangelista. Oh yes this is very 90s
Kate Moss wears a Make-Up in perfect 90s style, which enhances the beauty of the face without hiding it
Still Kate Moss in 1993 with her special Make-Up, trend of the ’93 autumn: Romantic Glow. Ph Guy Marineau
Light shades and brick lipstick for an iconic make-up on an iconic supermodel: Eva Herzigová for Giorgio Grati. She adopted a Marilyn Monroe style. Vogue Italia October 1993
Very clear faces, 20s style thin eyebrows and middle part. This is the 90s face
Vogue Italia December 1993. The lightheartedness of that time on the faces of the models.
See you on my next article about make-up from ’94 to ’99.

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“The Macabre and Grotesque in Fashion and Costume History”

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Jole Veneziani and Giorgio Morandi

Il mondo delle arti è fatto da contaminazioni, da sensazioni che avvolgono lo spettatore, passando dall’occhio allo spirito. Così può capitare che ammirando una creazione di moda, come questa firmata Jole Veneziani, alla menta più o meno incosciamente tornino le atmsfre evocate da un grande artista come Giorgio Morandi, in quest’opera del 1957 chiamata “Paesaggio Levico”. La borsa, seconda metà anni ’60 c, è realizzata in velluto e pelle, nei colori cari all’artista, che ricordano paesaggi semplici, naturale, rilassato. Proviene dall’archivio della moda mio e di Vito Antonio Lerario, che trovate su facebook a questo link: Fashion Archives Lerario Lapadula e Instagram qui: Fashion Archives Official


Il marchio Jole Veneziani, dell’omonima sarta di origine pugliese, è stato amato tra le altre da dive del cinema come Lucia Bosé, recentemente scomparsa, Marlene Dietrich e il soprano Maria Callas. Dalla rivista ELLE riporto uno stralcio da una intervista rilasciata nel 2016 da Federico Bano, a capo del brand Veneziani, che ha rilanciato sul mercato.

Quali erano le doti creative della Veneziani?

«Aveva una notevole capacità di cogliere i cambiamenti e le piacevano geometrie e colori. Ha dato una grande sferzata di vitalità allo stile milanese».

Da Elle sito online. Articolo: “Moda: le borse de luxe 2016 di Veneziani”

Del resto la stessa Jole asseriva:

«In futuro vestiremo con una foglia di fico ma avremo accessori strepitosi”».

The world of the arts is made up of contaminations, of sensations that surround the viewer, passing from the eye to the spirit. So it can happen that admiring a fashion creation, like this one signed Jole Veneziani, the atmospheres evoked by a great artist like Giorgio Morandi, more or less unconsciously, return in this work of 1957 called “Paesaggio Levico”. The bag, second half of the 60s, is made of velvet and leather, in the colors dear to the artist, which recall simple, natural and relaxed landscapes. It comes from the fashion archive of mine and of my partner Vito Antonio Lerario. Can find more here on Facebook and Instagram

The Jole Veneziani brand, by the Apulian seamstress of the same name, has been loved among others by movie divas such as Lucia Bosé, recently passed away, Marlene Dietrich and the soprano Maria Callas. From the ELLE magazine I report an excerpt from an interview released in 2016 by Federico Bano, head of the Veneziani brand, which has relaunched on the market.

What were Veneziani’s creative talents? “She had a remarkable ability to grasp changes and liked geometries and colors. It gave a great boost of vitality to the Milanese style ».

Elle Magazine about Jole Veneziani new creations

Besides, Jole herself asserted:

«In the future we will dress with a fig leaf but we will have amazing accessories” “.

“Paesaggio Levico”. Giorgio Morandi, 1957
My Artistic Comparison between Jole Veneziani and Giorgio Morandi
Jole Veneziani adv from a late 60s Vogue Italia

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Make-Up & Flower Power: 1968 vs 2020

Make-up like clothes are cyclically repeated. In the photo above, flower petals and hair create a decoration for artificial eyelashes. 1968 ca. In the second image, the feathers create the same mood for Valentino’s spring summer 2020. I already show you the same rielaboration by Gucci with the iconic 60s Twiggy Make-Up. Stay Tuned for next comparisons.

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“Splendori e miserie di Madame Royale”. Italian Gay Movie from 1970

Il lato oscuro del mondo omosessuale nella Roma del 1970 emerge prepotente da questo film che lacera, con leggera irriverenza, la coscienza dello spettatore. La storia, una forte denuncia sociale per l’epoca, è quella di un gruppo di travestiti medio borghese che ha superato la mezza età. La fragilità, la complicità, la ricerca disperata d’amore viene infranta per tutta la durata del film da una serie di nefasti eventi che sono in realtà un triste compromesso sociale a cui i protagonisti sono costretti, «come fosse la forza del destino».

Un quadro drammatico, grottesco e ridicolo, impietoso e sarcastico esibisce i personaggi che provengono da un mondo sommerso, notturno, scomodo, eppure quanto mai vivo e impregnato da una pallida nostalgica voglia di vita.

La produzione della pellicola è italo-francese, la regia è dell’eclettico Vittorio Caprioli, che nel film recita in modo straordinario il ruolo di una guardia che è anche un travestito dal nome “Bambola di Pechino”, una Kiki de Montparnasse tragicamente esasperata. Nel cast il ruolo del commissario cinico e fascinoso – che indaga su traffici della malavita – è interpretato dal francese Maurice Ronet. La bionda Jenny Tamburi, nel film Mimmina, è un’irrequieta e spregiudicata ragazza cresciuta come una figlia dal protagonista assoluto della pellicola: Ugo Tognazzi, alias Alessio.

L’omicidio di un colonnello che di notte batteva il marciapiede indossando una parrucca bionda apre la pellicola. Poco dopo – non è un caso a mio avviso – la scena si sposta all’interno una macelleria in cui trionfano macabri resti animali che ricordano le tele di Soutine, metafora per i corpi – e le anime – di quanti cerchino amore attraverso il battuage.

Le scene sono girate per lo più di notte, anche all’interno della casa del protagonista Madame Royale. L’arredamento è kitsch, pesante, colmo di elementi superflui e in contrasto tra loro che in quel confuso insieme ridicolizzano aspetti comuni e mediocri del vivere italiano. Tra gli altri, si osservano un poster di calciatori appeso al muro insieme alle immagini della Regina Elena di Savoia e Maria José, oltre alle immancabili sbiadite foto ricordo di famiglia. Soprammobili demodé «zuppiere, tazze e chicchere» varie.

Le scene e i costumi, belli davvero nella loro spietata cruda veridicità, sono di Pier Luigi Pizzi. Le pellicce di Fendi. Il fascinoso e spietato commissario «dagli occhi chiari» invece, rigoroso e disumano antagonista, veste completi grigio scuro firmati Piattelli. Le musiche, intense anche queste, immergono nella realtà del tempo, tragicamente comica, e sono composte da Fiorenzo Carpi, dirette dal bravissimo Bruno Nicolai. Ci sono inoltre anche due canzoni opera del regista Caprioli: “Vecchio Mio” e “Quelle come me”.

Il ruolo interpretato da Tognazzi è tutt’altro che facile, eppure lui risulta straordinario. È sbalorditivo e credibilissimo nella sua recitazione. Anima buona e sola, disperatamente ricerca affetto da sua sorella che non è in grado di dargliene ricambiandolo invece con una serie di guai che man mano diverranno insormontabili, facendogli espiare peccati mai commessi.

La splendida scena comica e sarcastica iniziale, con la comitiva di travestiti che affolla il Colosseo, anticipa commoventi spaccati di vita comune che illuminano la inconsolabile realtà di chi – come il protagonista – è costretto a vivere ai margini della società. Per le feste che dà in casa, appuntamento settimanale, Alessio – ex ballerino ora corniciaio – si trasforma in Madame Royale e indossa sgargianti abiti da quattro soldi che rievocano quelli di Maria Antonietta. Ciascuno dei presenti è una maschera di se stesso, le piume di struzzo, i kimono dal gusto orientale, gli strass e le parrucche incipriate sono metafora del triste carnevale di quella esistenza umana.

Non voglio entrare in ulteriori dettagli né svelare il finale per quanti non abbiano ancora visto questo film, poco ricordato eppure significativo, felliniano e pasoliniano per certi aspetti, divertente e drammatico lascia un senso di incompresa solitudine, come la vita dei protagonisti.

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1970. The dark side of the homosexual world in Rome emerges domineeringly from this film which tears, with slight irreverence, the viewer’s conscience. The story, a strong social complaint for the time, is that of a middle-class group of transvestites who has passed the middle age.

The fragility, the complicity, the desperate search for love is shattered for the entire duration of the film by a series of nefarious events which are actually a sad social compromise to which the protagonists are forced, “as if it were the force of destiny” dramatic, grotesque and ridiculous, merciless and sarcastic picture shows the characters who come from a submerged, nocturnal, uncomfortable world, yet very alive and impregnated by a pale nostalgic desire for life.

The production of the film is Italian-French, the direction is of the eclectic Vittorio Caprioli, who in the film plays the role of a guard who is also a transvestite named “Beijing Doll”, a tragically exasperated Kiki de Montparnasse. In the cast, the role of the cynical and fascinating commissioner – who investigates the trafficking of the underworld – is played by Maurice Ronet. The blonde Jenny Tamburi, as “Mimmina”, is a restless and unscrupulous girl raised as a daughter by the absolute protagonist of the movie: Ugo Tognazzi, aka Alessio.

The murder of a colonel who hit the sidewalk at night wearing a blonde wig opens the film. Shortly thereafter – it is no coincidence in my opinion – the scene moves inside a butcher shop where macabre animal remains triumph reminiscent of Soutine’s canvases, a metaphor for the bodies – and the souls – of those who seek love through battuage. The scenes are mostly shot at night, even inside the home of the protagonist “Madame Royale”. The furniture is kitschy, heavy, full of superfluous and contrasting elements that in that confused together ridicule common and mediocre aspects of Italian life. Among others, there is a poster of footballers hanging on the wall together with images of italian Queen Elena of Savoy and Maria José, in addition to the inevitable faded family souvenir photos. Various “tureens, cups and little cups” demodé ornaments. The scenes and costumes, truly beautiful in their ruthless raw truthfulness, are by Pier Luigi Pizzi. The furs of Fendi. The charming and ruthless “light-eyed” commissioner, on the other hand, rigorous and inhuman antagonist, wears dark gray suits by Piattelli. The music, intense also these, immerse in the reality of the time, tragically comic, and are composed by Fiorenzo Carpi, directed by the talented Bruno Nicolai. There are also two songs by the director Caprioli: “Vecchio Mio” and “Quelle come me”.

The role played by Tognazzi is far from easy, yet he is extraordinary. He is stunning and highly credible in his acting. A good and lonely soul, desperately looking for affection from his sister who is unable to give him back instead with a series of troubles that will gradually become insurmountable, making him atone for sins never committed. which crowds the Colosseum, anticipates moving sections of common life that illuminate the inconsolable reality of those who – like the protagonist – are forced to live on the margins of society.

For the parties he gives at home, weekly appointment, Alessio – former dancer now a framer – turns into Madame Royale and wears bright cheap and kitsch clothes that recall those of Marie Antoinette. Each of those present is a mask of himself, ostrich feathers, kimonos with an oriental taste, rhinestones and powdered wigs are a metaphor for the sad carnival of that human existence. I don’t want to go into further details or reveal the ending have still seen this film, little remembered yet significant, Fellini and Pasolini in some aspects, fun and dramatic, leaves a sense of misunderstood solitude, like the life of the protagonists. Follow my blog.

Ugo Tognazzi ”Splendori e miserie di madame Royal”, 1970 (ANSA/effedia)
Que Fais-Tu Grande Folle? French version from the movie
Madame Roryale. On the wall old italian Queens
Ugo Tognazzi as Madame Royale and the filmaker Vittorio Caprioli alias Bambola di Pechino
Filmaker and Actor Vittorio Caprioli as “Bambola di Pechino”
At the Court of Madame Royale
Grotesque transvestite , invited to the weekly party
Grotesque Salomè  at the party
Ugo Tognazzi as Alessio

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Giant Bucket Hats: in fashion from Belle Époque to 2020

Giant Bucket Hats: in fashion from Belle Époque to 2020

Cappelli enormi, stravaganti, che agli albori dello scorso secolo facevano apparire le donne simili a colorati funghi e fiori eleganti. Questa tipologia di copricapo, dalla forma a grande casco rovesciato, ha ripreso linfa nel corso del ‘900 per tornare in auge durante questi ultimi anni. Pressoché disattesa la proposta di Louis Vuitton nella sua fall winter del 2012, il “Bucket Hat” è stato rielaborato da Marc Jacobs e Coach 1941 nella fw del 2017, per riapparire pressoché identico nella collezione Nina Ricci e Dior dell’autunno inverno 2019 – 2020. Ecco una mia accurata selezione per voi.

Giant, extravagant hats, which at the dawn of the last century made women look like colorful mushrooms and elegant flowers. This type of headgear, with a large inverted bucket shape, has taken on new life during the 1900s to come back into vogue during these last few years. Louis Vuitton’s proposal in his 2012 fall winter was almost completely dismissed, the “Bucket Hat” was reworked by Marc Jacobs and Coach 1941 in the fw of 2017, to reappear almost identical in the Nina Ricci and Dior collection of autumn winter 2019 – 2020 Here is an accurate selection I made for you.

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Giant Hat trimmed in fur and Aigrettes. 1911, the beautiful model reminds me Coco Chanel.
Giant Bucket hat, year 1911
Still from Belle Epoque, a young model wearing a Giant Hat.
Louis Vuitton fall winter 2012
Louis Vuitton fall winter 2012
Louis Vuitton fall winter 2012
 Winnie Harlow for Coach 1941 fall winter 2017
Marc Jacobs fall winter 2017
Nina Ricci fall winter 2019 2020
Bucket Hat from Dior fall winter 2019 2020

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CHAPEAU from 1959 to 2019

CHAPEAU from 1959 to 2019

Il mio lavoro mi porta con frequenza a riscontrare similitudini, copie e brutte copie di abiti e accessori del passato, riproposte nel contemporaneo. Uso il termine “contemporaneo” invece di “moderno” perché ritengo più innovativi gli originali delle copie. Oggi vi mostro il copricapo in pizzo a falda larga sul viso, realizzato per Valentino fall winter 2019 – 2020 e indossato in passerella da Kaia Gerber. Lo stesso design, in tessuto trasparente, fu proposto nel 1959 da Nina Ricci. La modella nelle foto sotto indossa infatti un abito con copricapo chiamato “Jeasmine” e realizzato dal designer Jules-François Crahay (1917–1988), a Belgian-born French fashion artist who worked for the fashion house from 1952 to 1963 . Più sotto una creazione di per Adolfo Sardinia per Emme, sempre dal 1959.

My work frequently leads me to find similarities, copies and bad copies of clothes and accessories of the past re-proposed in the contemporary. I use the term “contemporary” instead of “modern” because I consider the originals of the copies to be more innovative. Today I show you the wide-brimmed lace headgear on the face, created for Valentino fall winter 2019 – 2020 and worn on the catwalk by Kaia Gerber. The same design, in semi-transparent fabric, was proposed in 1959 by Nina Ricci. In fact, the model in the picture below wears a dress together with an hat, called “Jeasmine” and made by the designer Jules-François Crahay (1917–1988), Belgian-born French fashion artist who worked for the fashion house from 1952 to 1963. Last pic: a creation of Adolfo Sardinia for Emme, 1959.

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Kaia Gerber in Valentino fw 2019/2020
“Jeasmine” model by NINA RICCI
Adolfo Sardinia hat for Emme

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Back in fashion: 1916 and New Look

La moda, si sa, è fatta di eterni ritorni in fatto di stile, gusti, tendenze. E non è questo un fenomeno del tutto contemporaneo, anzi, affonda le proprie origini nella genesi della novità vestimentaria, che a dispetto del vocabolo, di nuovo spesso non ha nulla. Si confronti in proposito lo strano caso che riguarda la regina di Francia Maria Antonietta, discusso nel mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“. Oggi vi presento la curiosa rielaborazione New Look di una tendenza apparsa nel 1916. Abiti più corti dei precedenti, dai volumi sorprendentemente innovativi, morbidi, con gonne ampie e arricciate sostenute da sottovesti a balze. Colori, fantasie, capricci neo barocchi si spostano così dal ’16 al ’47 per durare questa volta più a lungo. La mia selezione fotografica per voi.

Fashion, as we know, is made up of eternal returns in terms of style, tastes and trends. And this is not a completely contemporary phenomenon, indeed, it has its origins in the genesis of the modern dress, which despite the word, often has nothing of modern. Compare in this regard the strange case concerning the queen of France Marie Antoinette, discussed in my book “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume“. Today I present to you all the curious New Look reworking of a trend that appeared in 1916. Shorter dresses than the previous ones, with surprisingly innovative volumes, soft, with wide and gathered skirts supported by flounced petticoats. Colors, fantasies, new-baroque trends move from ’16 to ’47 to last this time longer. My photo selection for you.

1916 evening gown
Model in a taffeta dress by Emilio Schuberth, Rome, 1955, photo by G.M. Fadigati
Gabrielle Chanel – Robes de Jersey,1916
Marcelle Dormoy, french couture fashion designer active from the 1910s to 1950, and a former model. 1948
Delineator fashion magazine, July 1916

Jeanne Lanvin, 1916
Supermodel Barbara Mullen moeling Balenciaga Dress, 1947
Summer Afternoons dresses from April 1916
Christian Dior ball gown 1947
L’Art et la Mode, 1916
1957, Creators Studios New York
Robes et Chapeaux de Printemps – Le Style Parisien 1916
Cristobal Balenciaga 1948 Pleats, Photo Arik Népo
House of Lanvin 1916
Tailleur bar, House of Dior, 1947
Harvey Nichols day dress, 1916 From the Helen Larson Historic Fashion Collection at the FIDM Museum
“Ciao Bella” Jacques Fath stripes striped 1952
Jeanne Lanvin
Marcelle Dormoy

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