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Renate Müller: the tragic antinazi Diva

Quando un’anima nasce, le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua, nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti

“When the soul of a man is born in this country there are nets flung at it to hold it back from flight. You talk to me of nationality, language, religion. I shall try to fly by those nets”

James Joyce

Padre pubblicista e madre pittrice, un talento innato per la recitazione e una bellezza fuori dal comune, che le costerà la vita. Renate Müller nacque a Monaco il 26 aprile del 1906, e a soli 19 anni debuttò a teatro con “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream) diretta da Pabst.

Trasferitasi a Berlino, nel 1929 ebbe il suo primo ruolo cinematografico in “Peter Der Matrose” (Peter the Sailor). Il successo fu immediato e fino al 1937 comparve in 25 film , tra i quali il celebre “Die Privatesekretärin”, tradotto anche in inglese e ”Viktor und Viktoria” del 1933.

La fama raggiunta, i capelli biondi, i bei occhi azzurri, destarono l’interesse del regime nazionalsocialista, che pressò Renate con sempre maggiore insistenza affinché lei divenisse il volto per i film di propaganda del partito. Numerosi quanto le richieste furono i rifiuti della bella attrice, ma la vita nella Berlino di quel tempo era difficile: sospetti, dicerie, semplici invidie di colleghe potevano essere la causa di processi sommari, deportazioni, omicidi, e Renate aveva un angoscioso segreto che doveva restare nascosto.

Così cedette alle pressioni e nel 1937 recitò in quella che sarebbe stata la sua ultima comparsa in celluloide: “Togger”, pellicola dal contenuto antisemita. Hitler fu sedotto dall’attrice, perfetta incarnazione dell’ideale di donna ariana, ma nonostante le sue lusinghe lei rifiutò di essergli amica. Goebbels insospettito da tanta distanza e dai suoi continui viaggi nella nemica città di Londra, prese a farla pedinare dalla Gestapo.

L’inconfessabile segreto emerse: Renate aveva un fidanzato, viveva in Inghilterra ed era un ebreo. Si persero così, tutto d’un tratto, le notizie sulla bella ragazza: nuove star ariane presero il suo posto sugli schermi. Si diffusero strane voci secondo le quali Renate era stata ricoverata in manicomio a seguito di ripetute crisi di nervi, abuso di alcol e di morfina. Repentino giunse il finale di questa triste storia, il 7 ottobre del 1937 l’attrice fece un lungo volo dalla finestra della sua casa a Berlino. Il corpo fu in fretta cremato presso il Wilmersdorf Krematorium per essere sepolto in gran silenzio all’interno del Parkfriedhof Lichterfelde a Berlin Steglitz. Ai tanti fan fu proibito di partecipare ai funerali, il governo cercò di placare gli animi affermando si fosse trattato di suicidio, ma dei vicini di casa della ragazza, in silenzio, dissero di averla vista precipitare dal balcone all’arrivo in cortile degli uomini della Gestapo. Molti altri, invece, giurarono che furono proprio i soldati ad aver lanciato nel vuoto l’attrice che in vita rifiutò di esser lanciata sugli schermi di un cinema maledetto.

Luciano Lapadula

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Father publicist and mother painter, an innate talent for acting and a beauty out of the ordinary, which will cost her life. Renate Müller was born in Monaco on April 26, 1906, and at the age of 19 filmaker Pabst made her debut with “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream). Transferring to Berlin, in 1929 she had his first film role in “Peter Der Matrose “(Peter the Sailor). The success was immediate and until 1937 appeared in 25 films, among which the famous “Die Privatesekretärin”, also translated into English and “Viktor und Viktoria” of 1933. The fame achieved, the blonde hair, the beautiful blue eyes, aroused the interest of the National Socialist regime, which pressed Renate with increasing insistence to use her face for the nazi propaganda films. Life in Berlin – at that time – was difficult: suspicions, rumors, simple envies of colleagues could be the cause of summary trials, deportations, murders, and Renate had an anguishing secret that was to remain hidden. So he gave in to pressure and in 1937 she played in what would have been her last appearance in celluloid: “Togger”, a film with anti-Semitic content. Hitler was seduced by the actress, the perfect embodiment of the ideal of an Aryan woman, but in spite of her flattery, she refused to be his friend. Goebbels, suspicious of her distance and her constant journeys in the enemy city of London, began to  follow the woman by Gestapo. The unconfessable secret emerged: Renate had a boyfriend, lived in England and was a Jew. Thus, all of a sudden, the news about the beautiful girl was lost: new Aryan stars took their place on the screens. Strange rumors were spread that Renate had been hospitalized as a result of repeated nerve crises, alcohol abuse and morphine. The end of this sad story came to a sudden, on October 7, 1937, the actress took a long flight from the window of her house in Berlin. The body was quickly cremated at the Wilmersdorf Krematorium to be buried in great silence inside the Parkfriedhof Lichterfelde in Berlin Steglitz. To the many fans it was forbidden to attend the funeral, the government tried to appease the soul by saying it was suicide, but the girl’s neighbors, in silence, said they had seen her fall from the balcony to the men’s Gestapo. Many others, however, swore that it was the soldiers who had launched into the void the actress who in life refused to be thrown on the screens of a damn cinema.

Renate Müller with pet. Ufa Photo for the movie “Liebling der Götter” (in italian: Le Ali della Fortuna”) by Hanns Schwarz. Costumes: René Hubert. 1930
Renate Müller, Viktor und Viktoria (Germany, 1933, dir. Reinhold Schünzel)
Renate Müller in a silk pajamas strike a pose for a signed 30s film postcard
A magnetic and fatal gaze for a 30s film postcard from the Ufa German motion-picture production company.
Renate Müller wears an evening dress with a plunging neckline on the shoulder, in the typical style of the 1930s
Statuesque body and gorgeous evening dress. Ph Aufnahme Walther Jaeger, Berlin
Early 30s. Posing like a Pin-Up anticipating the 50s looks
On the cover of “FILMWOCHE” Magazine year 1934
Renate Müller at the window, she does not imagine that soon will fall from there

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Moda Sotto le Bombe – Debutto dello Spettacolo Teatrale

Teatro che fa notizia. Teatro che è storia, moda, cultura. Moda Sotto le Bombe. Debutta il 7 Dicembre a Bari lo spettacolo teatrale che ho ideato e che prende il nome da un capitolo del mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“. Lo spettacolo teatrale parte dell’evento si chiama “La Giornata di Teresa”, e proviene da molto lontano. Da bambino mio nonno Nicola, uomo eclettico, guerriero poeta, mi portò nel palazzo location per il mio evento, la “Casa del Mutilato” di Bari. Rimasi sedotto dall’architettura, dagli spazi immensi, monumentali, algidi e taglienti. E ora io debutto con Moda Sotto le Bombe proprio in quel Palazzo. Le date dell’evento – 7 e 21 Dicembre 2019 – sono Sold Out. L’attesa è tanta, la drammaturgia è stata scritta da me, Luciano Lapadula, dirigo anche lo spettacolo insieme alla regia del mio collega artista Vito Antonio Lerario.

Sponsorizzato dal Comune di Bari, dall’Università degli Studi di Bari e dall’Arma Nazionale dei Carabinieri, “Moda Sotto le Bombe” vede la collaborazione – in un processo sinestetico – di molteplici realtà territoriali che spaziano dalla recitazione al trucco, dalla fotografia alla musica. Teresa, il personaggio che ho ideato basandomi su storie vere accadute durante gli anni del secondo conflitto bellico in Italia, è interpretata dall’attrice Rosemary Nicassio. Il suo alter ego Anna è invece portato in vita dalla struggente Barbara De Palma.

Differenti performance di moda rievocheranno stili e abitudini delle donne vissute “sotto le bombe”. Rari e autentici indumenti d’epoca, datati 1939 – 1945, dall’archivio museale di Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario compariranno in scena illustrando il peculiare rapporto tra identità, miseria e abito durante la guerra.  La cura del trucco e dell’acconciatura per attrici e comparse è affidata ai professionisti di Nouvelle Esthétique Académie.  Nella grande sala risuoneranno le appassionate melodie eseguite dal Maestro Stefania Gianfrancesco da Il Circolo Beethoveen di Bari, introdotta dai versi recitati da Clara Patella dalla Libreria Nuova Macelleria di Altamura. Luci e Audio d’atmosfera a cura della Melody Service Group. Le riprese video e foto sono di Emilio Badolati.

La moda, la musica, l’arte superano le barriere di filo spinato e solcano quelle del tempo, giungono a noi attraverso questo spettacolo, e ci invitano a riflettere sul nostro presente ancora tormentato da guerre, con la speranza che quel che è stato non accada più, e per questo siamo qui a ricordare.

Due le date per lo spettacolo che parte da Bari, il 7 dicembre e il 21 dicembre. entrambe Sold Out.Comparse del giorno 7 dicembre: Mariella Soldo, Marina Ceglie, Ilenia Terrevoli, Silvia Fasano, Ilenia Pantaleo, Angelica Peragine, Lalla Conenna Lapadula, Genny Morelli, Nicoletta Pastore, Cristina Taranto, Edvige Colombo, Simona Polizzi, Valentina Del Conte.

Ore 20.00 Palazzo Anmig già Casa del Mutilato, Largo Fraccacreta Bari.

Info: modasottolebombe@yahoo.com

Si conclude la serata del 7 con la degustazione dei vini della Tenuta Viglione a cura di Enjoy Apulia. Si ringrazia Emilio Badolati per le fotografie e i video. Si ringrazia Vecchie Segherie Mastrototaro per l’omaggio ai presenti nella sera del 7 dicembre.

Moda Sotto le Bombe – La Giornata di Teresa – Drammaturgia di Luciano Lapaadula. Regia Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. Costumi Lerario Lapadula. Con Rosemary Nicassio e Barbara De Palma.

CASA DEL MUTILATO di BARI – Location per lo spettacolo teatrale “Moda Sotto le Bombe – La Giornata di Teresa” di Luciano Lapadula e Vito Antonio Lerario. 7 e 21 Dicembre 2019

Ph Emilio Badolati backstage “Moda Sotto le Bombe”. Costumi autentici dal 1939 al 1945 dall’archivio Lerario Lapadula

Ph Emilio Badolati backstage “Moda Sotto le Bombe”. Costumi autentici dal 1939 al 1945 dall’archivio Lerario Lapadula
Ph Emilio Badolati backstage “Moda Sotto le Bombe”. Costumi autentici dal 1939 al 1945 dall’archivio Lerario Lapadula
Ph Emilio Badolati backstage “Moda Sotto le Bombe”. Costumi autentici dal 1939 al 1945 dall’archivio Lerario Lapadula
Ph Emilio Badolati backstage “Moda Sotto le Bombe”. Costumi autentici dal 1939 al 1945 dall’archivio Lerario Lapadula

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STYLES – GENRES – DISGUISES: Bari International Gender film festival

Il prossimo 25 settembre alle ore 15.00 prende il via la conferenza dedicata al tema Gender in occasione del Bari International Film Festival,rassegna che esamina, ricerca, studia,capolavori della storia del cinema in rapporto a genere, identità e orientamento sessuale. Location di questo evento lo storico Palazzo delle Poste di Bari in Piazza Cesare Battisti, 1. Il palazzo è sede dell’Università degli Studi ed è un meraviglioso esempio dell’architettura razionalista fascista, Luciano Lapadula – storico della moda e scrittore – analizzerà il tema “Stili – Generi – Travestimenti“. Lo studio dei segni legati alla moda, al trucco, alle acconciature che a partire dal 1968 hanno diviso e mescolato generi e simbologia sessuale, da Twiggy a Bowie, da Coccinelle ad Amanda Lear. L’intervento di Luciano Lapadula è tratto dal suo libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“, acquistabile al link: https://www.progedit.com/libro-589.html

 

Salone centrale centro studenti_1palazzo poste luciano lapadula storia moda bari
Ex Palazzo delle Poste di bari – veduta interna

On September 25th at 3.00 pm, the Gender conference will start afor Bari International Film Festival, a review that examines, researches, studies, masterpieces of the history of cinema in relation to gender, identity and sexual orientation. Inside the historic Palazzo delle Poste in Bari (Cesare Battisti Sq, 1), a marvelous example of the fascist rationalist art, Luciano Lapadula – fashion historian and writer – will analyze the theme “Styles – Genres – Disguises”. The study of signs related to fashion, makeup, hairstyles that since 1968 has divided and mixed genres and sexual symbology, from Twiggy to Bowie, from Coccinelle to Amanda Lear. Luciano Lapadula’s speech is based on his book “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume“, available at the following link: https://www.progedit.com/libro-589.html

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william dafoe
Willem Dafoe all’inaugurazione del Festival

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Divas of Fascist Cinema

Alida Valli Ghergo Luciano Lapadula blog moda storia attrici fascismo moda fashion history photography history blogger libro

Il volto scolpito nel marmo, uno sguardo insieme sensuale e spietato che allude all’erotismo più feroce di quei giorni bui. Le labbra violacee evidenziano un sorriso amaro, sprezzante, fiero del proprio sublime incanto. Sono le dive del cinema fascista, in un’Italia umiliata dalla guerra regnano sulle superfici dell’illusione per regalare un sogno a chi di illusione perisce.

The face sculpted in marble, a sensual and ruthless glance that alludes to the most ferocious eroticism of those dark days. The violet lips show a bitter, contemptuous smile, proud of its own sublime charm. They are the divas of Fascist cinema, in an Italy humiliated by war thay all reigns on the surfaces of illusion to give a dream to those who are diyng by illusion.

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Alida Valli – From a Fresh Look to a Dark Lady – Venturini

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Alida Valli. Ghergo

luisa ferida
Luisa Ferida

Leda Gloria
Seductive Leda Gloria – Ghergo

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Leda Gloria – Venturini

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Elisa Cegani – Ph unknown

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Elisa Cegani from in “LA CORONA DI FERRO” di Alessandro Blasetti, 1941. Winner of Coppa Mussolini award

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Clara Calami: the first italian “Dark Lady” actress

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Clara Calamai. I think she worn Ferragamo platform shoes. Could be now

Elsa De Giorgi fascismo cinema Luciano Lapadula blog moda storia attrici nazi beauty creepy moda fashion history photography
Elsa De Giorgi – Peek-a-Boo hairstyle. Ph Venturini

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A perfect face. Elsa De Giorgi

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Amazing Beauty: Doris Duranti, the most loved by dictators

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Doris Duranti, the fascist actress, by Elio Luxardo

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Isa Mirande: the platinum italian Dietrich

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Isa Miranda, who arrived in Hollywood, was greeted with clamor by the public and by Paramount

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Bella fino a morire: Maria Montez | When Beauty Kills

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Aladino, dal film “Arabian Nights”:

se devi lasciarci, non andare fin quando non sarai tornato

Fu attraversata da un fremito quando ascoltò la battuta, Maria Montez. Il film è “Arabian Nights” e siamo nel 1942. La bellissima attrice dominicana era all’apice del successo. I suoi occhi di brace consumavano i sogni degli uomini e le sue fotografie riempivano i loro armadietti celebrandola come una tra le prime Pin-Up hollywoodiane. Nata a Santa Cruz de Barahona nel 1912 come María Antonia Africa Gracia Vidal di Sacro Silas scelse di farsi chiamare Montez, un nome breve ma energico come la sua personalità.

Il matrimonio naufragato e il riscontro nel lavoro di modella  la spinsero ad osare, a trasferirsi ad Hollywood per sfondare nel cinema. Era disposta a tutto per raggiungere la gloria, così arrivarono piccole comparse prima, ruoli da protagonista poi. La sensuale latina divenne regina del filone cinematografico escapista, che permetteva agli spettatori una breve illusoria fuga dalla triste realtà segnata dalla guerra. Con la fine del conflitto, però, la magia si interruppe, la moda della bellezza esotica tramontò e quelle donne fatali cedettero il proprio ruolo alle attrici platinate dai sorrisi e dalle curve rassicuranti.

Maria era ancora giovane e bellissima, celebre per il suo carattere impetuoso, per il suo apparire vistoso alle feste, per la sua sfrenata ricerca di consensi. Tentò così di rimettersi in gioco in Europa, recitando in Francia e in Italia, ma quel nuovo cinema introspettivo, era distante dal suo essere carnale.

Aveva 39 anni Maria quando inaspettatamente Hollywood si ricordò di lei e la scelse per una parte. Lei, che per contratto doveva essere sempre avvenente, non ebbe il tempo di festeggiare.

Ripetendo il suo rituale di bellezza, riempì di acqua fumante la lussuosa vasca da bagno in marmo bianco, un bicchiere di cognac, le candele accese. L’America voleva la Maria di venti anni prima, doveva essere bellissima, aprì la rotella dell’acqua calda ancora un po’ di più, il vapore si condensò sui muri della stanza, sulla sua fotografia che parve scomparire man mano che il corpo della diva si immergeva per l’ultima volta nell’acqua bollente, oltre 60 gradi. Stop. Buona l’ultima.

Luciano Lapadula

 

 

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From the movie “Arabian Nights”, year 1942. Aladdin:

If you have to leave, don’t go until you come back

Maria Montez was left speechless when she listened to these words. The film is “Arabian Nights” and we are in 1942. The beautiful Dominican actress was at the height of success. Her eyes of embers consumed the dreams of men and her photographs filled their lockers celebrating her as one of the first Hollywood Pin-Ups. Born in Santa Cruz de Barahona in 1912 as María Antonia Africa Gracia Vidal of Sacro Silas chose to be called Montez, a short but energetic name like her personality. The marriage was shipwrecked and the response in the work of the model pushed her to dare, moving to Hollywood. She was willing to do anything to achieve glory, so little start played minor parts in film, then starring roles. The sensual Latina girl became the queen of the escapism movie trend, that allowed the spectators a brief illusory escape from the sad reality marked by the II world war. With the end of the conflict, however, the magic stopped, the fashion of exotic beauty went down and those fatal women gave up their role to the platinized actresses with reassuring smiles and curves. Maria was still young and beautiful, famous for her impetuous character, for her showy appearance at parties, for her unbridled search for consensus. She tried a new career in Europe, playing in France and in Italy, but that new introspective cinema was far from her being Latin, carnal. She was 39 years old when Hollywood unexpectedly chose her for a part in a movie. She, who by contract must always be attractive, did not have time to celebrate. Repeating her ritual of beauty, she filled the luxurious white marble bathtub with steaming water, a glass of cognac, and lit candles. America wanted the Maria twenty years ago, shet had to be beautiful, she opened the hot water wheel a little more, the steam condensed on the walls of the room, on her photograph that seemed to disappear as the body of the diva immersed itself for the last time in boiling water, over 60 degrees. Stop. Good the last one.

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Maria Montez as a Pin-UP

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Premio UBU 2017 – Licia Lanera in un mio abito del 1938

L’abito, dal mio archivio, è stato indossato dall’attrice Licia Lanera, madrina della quarantesima edizione del Premio Ubu tenutasi a Milano lo scorso 16 dicembre.

Proviene dalla Berlino del 1938. In crêpe di seta, il suo design rigoroso presenta le influenze tipiche dello stile razionalista.

La parte anteriore è caratterizzata da una sovrapposizione di tessuto che partendo dallo scollo ricade sul tubino inferiore,terminando in due pannelli mobili.

Non resta che presentarvi il vestito, augurandomi vi piaccia.

 

This dress comes from my archive and was worn by actress Licia Lanera, during the fortieth edition of the Ubu Theatre Festival, in Milan last December 16th.

It comes from Berlin, year 1938. In silk crêpe, its rigorous design presents the typical influences of the rationalist style.

The front part is characterized by an overlap of fabric that starts from the neckline falls on the lower sheath, ending in two mobile panels.

You just have to look at the dress, wishing you like it.

luciano lapadula licia lanera abito 1938 museo della moda lerario premio ubu 2018 2019 berlino nazi dress gown 30s stylist libro

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Ten Iconic Bridal Dresses across 100 years

L’abito da sposa rappresenta per molte donne un indumento magico. È immaginato, disegnato, descritto sin dall’infanzia, e con lo scorrere del tempo il desiderio di indossarlo non si affievolisce ma aumenta. Per un giorno solo permette a chi lo indossa di trasformarsi nella romantica principessa di una favola, o in una seducente primadonna. Ho scelto per voi dieci icone che nello scorso secolo hanno segnato la storia del costume grazie al proprio abito nuziale, ispirando grandi stilisti o sartine che ne hanno rivisitato i modelli.

The wedding dress is a magical garment for many women. It is imagined, drawn, described since childhood, and with the passage of time the desire to wear it does not fade but increases. For one day only allows the wearer to turn into the romantic princess of a fairy tale, or a seductive primadonna. I chose for you ten icons that have marked the history of costume in the last century thanks to their wedding dress, inspiring great stylists or dressmakers who have revisited their models. English translation under each photo. Hope you will like. 

  1. L’attrice Lily Elsie nel 1911 indossò un prezioso abito realizzato da Lucile. Era in seta rosa pallido, ricamato con perline e adornato da pelliccia di ermellino.

lily elsie wedding bridal sposa dress
1911. Lily Elsie strikes a pose while wearing her empire wedding dress, palest pink embroidered with pearls and trimmed with ermine. Dress was created by Lucile

 

2. Mae Murray sposò il presunto principe David Mdivani nel 1926. Gli abiti si accorciavano e l’attrice alla moda indossò un bellissimo vestito in chiffon bianco latte bordato di pelliccia chiara, lungo sotto il ginocchio. Al capo  una cloche, le calzature erano del modello Mary Jane.

20s bridal dress luciano lapadula
1926. Mae Murray wedding dress: amazing silk crepe little dress with white fur trim. Cloche and Mary Janes for a perfect 20s style.

bridal iconic dress luciano lapadula
Iconic photo from 1926: Rudolph Valentino with Pola Negri, an amazing Mae Murray and her husband Mdivani prince

 

3. La principessa Maria José sposa in Italia il principe più bello d’Europa, Umberto II. Era l’8 gennaio del 1930, il principe dandy disegnò l’abito della bella Maria José che venne confezionato dalla sartoria Ventura.

Maria José of Italy with her bridal dress designed by her beautiful husband and tailored by Ventura. 1930.

 

maria jose of italy bridal dress evening
Queen Maria José of Italy. Bridal dress by Ventura, 1930

 

Altre nozze reali, nel 1931, furono quelle tra la contessa Marina Golenistcheff-Koutouzoff e il principe Dmitrij Romanov membro della famiglia degli Zar di Russia. Il padre della sposa, che per un periodo lavorò nella casa di moda Chanel a Parigi, avrà per certo avuto un ascendente sulla scelta del bel vestito in satin indossato da Marina che, appunto, fu realizzato da Madame Coco.

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Countess Marina Golenistcheff-Koutouzoff in Chanel satin bridal dress, 1931

 

4. L’attrice Linda Christian, nel 1949, sposò l’attore Tyron Power. L’abito è da sempre ritenuto come uno tra i più belli mai realizzati, fu cucito per lei dalle Sorelle Fontana, a Roma. Grazie a questa creazione l’atelier Fontana ebbe un successo internazionale.

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Actress Lynda Christian with Tyron Power in 1949. Iconic dress made by Sorelle Fontana, Rome, 1949

 

5. L’attrice Grace Kelly, nel 1956, indossò un abito passato alla storia. Realizzato dalla sua costumista Helen Rose segnò per Grace il passaggio dal mondo del cinema a quello della nobiltà, come in favola la bellissima attrice divenne una principessa.

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In 1956 Grace Kelly worn her bridal dress made by Helen Rose, becoming a princess.

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6. Jackie Kennedy, nel 1968, sposò in seconde nozze l’armatore greco Aristotele Onassis. Il miniabito fu creato dallo stilista italiano Valentino.

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V-Jackie Kennedy wedding dress

 

7. La modella Marisa Berenson, per le sue nozze con James Randall, sfoggiò un look Gipsy – Chic firmato Valentino . Era il 1976.

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8. Era il 1981 e il suo fu il matrimonio più atteso e discusso del tempo, Lady Diana sposò il principe Carlo in un opulento abito bianco con un lungo strascico di 8 metri. L’abito, barocco e prezioso, fu realizzato da Elisabeth e David Emanuel.

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Lady Diana bridal dress. 1981, made by Elisabeth e David Emanuel

 

9. Nozze principesche con un abito ispirato a quello di Lady D per la cantante Mariah Carey. Nel 1993 sposò Tommy Mottola indossando un vestito Vera Wang da $25.000.

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1993: Mariah Carey worn a dress inspired by the ones of Lady D

10.  Kate Middleton chiese a Sarah Burton  di ispirarsi all’abito indossato da Grace Kelly per quello del giorno delle proprie nozze con il principe William. Era il 2011.

In 2011 Kate Middleton worn her bridal dress inspired by the ones of Grace Kelly

 

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Me for Lampoon Fashion Magazine

Dal mio lavoro per la rivista di moda e cultura Lampoon, al link seguente

My article for The Fashionable Lampoon, here:

Theda Bara: the Lost Vamp

 

Per approfondimenti sul tema, consiglio la lettura del mio libro: “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume”, in libreria, su Amazon e al link 

For further information on the topic, I recommend reading my book: “The Macabre and the Grotesque in Fashion and in Costume”, in bookstores, on Amazon and at the link:

“Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume”

fig. 1
Theda Bara: the first Vamp

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Divas Beyond a Veil.

Mistero, ambiguità e seduzione sono peculiarità che appartengono a molte tra le star del cinema. Da sempre, e con molta frequenza, la loro immagine conturbante è amplificata grazie all’utilizzo di veli che ricoprono il volto, conferendo carisma e magnetismo.

Il drappo di una veste, per merito del cinema e della fotografia, ha perso la funzione di mero rivestimento del corpo per esibire lo stesso con sensualità, svelandolo in segreto. Non più tessuto utile a coprire, bensì pizzo, rete, seta adoperati per svestire i soggetti fotografati, lasciando immaginare allo spettatore fattezze, carattere, atmosfere inattese e maliziose.

Lo sguardo dell’icona giunge a noi filtrato dal lembo di un tessuto prezioso, la cui grana seduce e mantiene le distanze dal piacere accennato, che resta in ombra.

Ecco alcune immagini che ho raccolto.

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Often the provocative image of Diva is amplified by the use of veils that cover her face, conferring charme and mistery. Thanks to the cinema and photography, this garment lost its only function of dress to exhibit the body with sensuality, unveiling a secret. No more useful fabrics to cover, but lace, net, silk used to undress the actress in movies and pictures, leaving viewers to imagine the features, character, atmospheres.

Gloria Swanson photographed by Edward Steichen for a 1924 Vanity Fair.:
Gloria Swanson by Edward Steichen, 1924

Gloria Swanson by Ellen Graham:
Gloria Swanson by Ellen Graham

Lili Damita @@@@@......http://www.pinterest.com/pocketmuseum/1920s-fashion-in-photographs/  ......€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€€:
Lili Damita, 20s

Joan Crawford in the 1920s, Photo by Ruth Harriet Louise #1920s #lace #hat:
Joan Crawford by Ruth Harriet Louise, late 20s

Brigitte Helm| 1906-1966 | a German actress, best remembered for her dual role as Maria and her double, the Maschinenmensch, in Fritz Lang's 1927 silent film Metropolis:
Brigitte Helm, 1927

anna mae wong:
Anna May Wong, Limehouse Blues, Travis Banton, 1934

Anna May Wong -
Anna May Wong, 1934

Jean Harlow:
Jean Harlow, 30s

PETRICHOR:
Bette Davis, 30s

Classic Beauties : Marlene Dietrich:
Marlene Dietrich, 1940, John Engstead

Marlene Dietrich in
Marlene Dietrich, “Just a Gigolo” 1978

Frances Farmer, 1930s - They made a bio-film about her life (very tragic) Jessica Lang played Frasncis:
Frances Farmer early 40s

Ava Gardner:
Ava Gardner, 40s

Actress Lana Turner in a wonderful polka dot veil adorned hat, 1940s. #vintage #hats #1940s:
Lana Turner, 40s

Detail of a photo of Vivien Leigh by Cecil Beaton for Vogue, Paris, November 1944:
Vivien Leigh by Ceceil Beaton, Vogue, 1944

Gina Lollobrigida:
Gina Lollobrigida, 50s

Audrey Hepburn photographed at Ealing Studios, London, 1951 Classic Hollywood Stars:
Audrey Hepburn, Ealing Studios, London, 1951

Audrey, with the infamous Givenchy mask in How To Steal a Million. This movie is wonderful.:
Audry – Givenchy, “How to steal a Million”, 1966

Capucine in Marie-Christiane, 1953. Photo Guy Arsac:
Capucine, Guy Arsac, 1953

Marilyn Monroe photographed by Bert Stern, 1962:
Marilyn Monroe by Bert Stern, 1962

Marilyn Monroe was looked at as a fashion icon and she has also had a great impact on what we wear today.- Caroline m:
Marilyn as a Virgin?

Sophia Loren, 1960s.:
Sophia Loren, early 60s

Sophia Loren:
Sophia Loren with veil turban

Virna Lisi, reportage sul set di “Oggi, domani, dopodomani” (Eduardo De Filippo, 1965)  Photo Angelo Frontoni:
Virna Lisi, “Oggi, domani e dopodomani”, 1965

Brigitte Bardot - 1960's:
Brigitte Bardot, early 70s

Romy Schneider on the set of Le trio infernal, 1974. Photo by George Pierre. via http://hollywoodlady.tumblr.com/:
Romy Schneider, 1974, Le Trio Infernal

Silvana Mangano in Gruppo di Famiglia in un Interno (Conversation Piece):
Silvana Mangano, “Gruppo di famiglia in un interno”, 1974

I always thought that Elizabeth Taylor was so sensuous. Here she poses nude behind a sheer veil.:
Elizabeth Taylor, 70s

Catherine Deneuve on the set of The Hunger.:
Catherine Deneuve, The Hunger, 1983

Joan Collins...played a great bitch in dynasty:
Joan Collins, 80s

Charlize Theron:
Charlize Theron

Julianne Moore, “The end of the affair”, 1999

Marion Cotillard by Ellen von Unwerth:
Marion Cotillard by Ellen von Hunwerth

angelina jolie:
Angelina Jolie

suicideblonde:“ Cate Blanchett photographed by Patrick Demarchelier ”
Cate Blanchett by Patrick Demarchelier

Cate Blanchett.:
Cate Blanchett

Kirsten Dunst:
Kirsten Dunst

Keira Knightley. In my opinion, she is by far one of the most beautiful women I've ever seen! She's so classically stunning!:
Keira Knighltly, “The edge of love”, 2008

Luciano Lapadula

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Festival del Cinema di Spello: ho premiato i costumi di “La Pazza Gioia” – Me at Spello Film Festival

Si è appena conclusa la sesta edizione del Festival del Cinema della Città di Spello e dei Borghi Umbri, unica rassegna attraverso la quale vengono premiate le “professioni del cinema”, ossia il lavoro svolto con fatica da quanti operino dietro la cinepresa.

Nei giorni precedenti la serata conclusiva ho avuto il piacere di tenere dei seminari riguardanti il cinema e la moda presso il Palazzo del Comune di San Gemini, l’Accademia di Belle Arti di Perugia e l’Istituto di Moda Cavour di Perugia.

Il Festival ha la direzione artistica del regista Fabrizio Cattani, presidente è Donatella Cocchini. Quest’anno la serata conclusiva è stata presentata dal giornalista Vittorio Introcaso affiancato da Simona Fiordi, che per l’occasione ha indossato un abito firmato Pierre Balmain proveniente dal mio archivio.

Tanti gli ospiti illustri presenti al Teatro Subasio la sera di sabato 4 marzo, tra loro il regista Pupi Avati che ha ricevuto il “Premo all’Eccellenza“.

Ho avuto il piacere e l’onore di conferire il premio alla costumista Katia Dottori per il film “La Pazza Gioia” di Paolo Virzì. L’appuntamento è per l’edizione del 2018, ma prima ci saranno grandi novità per questo Festival e per tutti voi.

The sixth edition of the Film Festival of the City of Spello and the Borghi Umbri has just ended. It is the only exhibition through which the “cinema professions” are rewarded, ie the work done with difficulty by those who work behind the camera.

In the days preceding the final evening I had the pleasure of holding seminars on cinema and fashion at the Palazzo del Comune of San Gemini, the Academy of Fine Arts in Perugia and the Istituto di Moda Cavour of Perugia.

The Festival has the artistic direction of the director Fabrizio Cattani, president is Donatella Cocchini. This year the final evening was presented by the journalist Vittorio Introcaso flanked by Simona Fiordi, who for the occasion wore a Pierre Balmain dress from my archive.

Many illustrious guests present at the Teatro Subasio on the evening of Saturday, March 4, among them the director Pupi Avati who received the “Premo all’Eccellenza”.

I had the pleasure and the honor of awarding the award to costume designer Katia Dottori for the film “La Pazza Gioia” by Paolo Virzì. The appointment is for the 2018 edition, but first there will be big news for this Festival and for all of you.

luciano lapadula spello film festival 2018 2017
Durante la proclamazione con Vittorio Introcaso e Simona Fiordi

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