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The Most Beautiful Suicide

Sul biglietto che Evelyn lasciò prima del tragico salto scrisse:

Non voglio che nessuno mi veda, nemmeno la mia famiglia. Fatemi cremare, distruggete il mio corpo.Vi supplico: niente funerale, niente cerimonie. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo a giugno. Ma io non sarei mai la brava moglie di nessuno.
Sarà molto più felice senza di me. Dite a mio padre che, evidentemente, ho fin troppe cose in comune con mia madre

Era una ragazza di soli 23 anni.

Può un suicidio trattenere bellezza e trasformarsi in un’opera d’arte?

Io credo di si. L’elogio della morte di una bella ragazza è atroce e seducente. Da Andy Warhol a David Bowie – nella sua canzone “Jump They Say” – l’esistenza dolorosa di una vita spezzata nel suo fiorire, rende la protagonista un’eroina eterna.

Tratto dal mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“,

la descrizione dell’accaduto.

 

“Edgar Allan Poe, all’interno del
suo saggio La filosofia della composizione,
scrisse che
«la morte di una bella
donna è senza dubbio l’argomento
più poetico del mondo»
e in proposito
colma di emozione è l’immagine
realizzata per caso dall’allora aiuto fotografo
Robert Wiles il primo maggio
1947.
 
Riuscì a immortalare la ventitreenne
Evelyn McHale distesa con
elegante ma innaturale compostezza
sul tetto di una limousine dopo un
lungo volo dall’ottantaseiesimo piano
dell’Empire State Building.
La fanciulla appare dolcemente
sprofondata tra le scure lamiere del
veicolo, i vetri infranti, l’acciaio laccato
ricurvo su se stesso per la violenza
dell’impatto, e lei lì, supina come
una bella addormentata in un sonno
senza fiato.
 
Dal freddo metallo della
vettura emerge prepotente il colore
rosso del raffinato tailleur. Bianca la
camicetta e bianchi i lunghi guantini
che vestono ancora alle mani. I capelli
biondi circondano un volto bellissimo
e dal trucco perfetto. Le calze sono
abbassate. Le braccia sono piegate e
la mano sinistra appare gentile accanto
al volto, socchiusa in un gesto che
sembra sofisticato e fascinoso.
 
Il suicidio
perde in questo caso l’orrore del
suo significato grazie alla bellezza di
un’immagine che appare come quella
di una rivista di moda. La paradossale
assenza di sangue e di deturpazione,
abbinata alla compostezza del soggetto,
fecero sorgere l’appellativo con il
quale la fotografia venne chiamata:
“il suicidio più bello”.
 
L’immagine lascia
scaturire una forte contraddizione
nella mente dello spettatore, sedotto
dall’estetica della morte che appare
crudelmente soave.
 
Vorremmo chiedere a Evelyn il perché di quel gesto,
la frustrazione per l’incomprensibilità
della sua scelta genera una morbosa
attenzione ai dettagli che raccontano
della sua vita: la bianca sciarpa che
vorticosamente scendeva dalla finestra
raggiungendo il corpo, il porta-
trucco lasciato in disparte insieme al
cappotto ripiegato, la sua lettera di
addio.
 
Una morte violenta per una
fotografia dalla bellezza immortale.
Questa immagine attraente e insieme
aberrante venne pubblicata
all’interno della rivista “Life” con il
titolo The Most Beautiful Suicide.
 
La didascalia narrava:
«At the bottom of
the Empire State Building the body
of Evelyn McHale reposes calmly in
grotesque bier, her falling body punched
into the top of a car».
Lo scatto fu poi rielaborato da Andy Warhol
nel 1962 con il nome: Suicide (Fallen
Body), in un’indagine sul rapporto tra
bellezza, morte e Pop Art.”
 
Luciano Lapadula
 
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Divieto di copia e riproduzione.
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The Most Beautiful Suicide

On the piece of paper Evelyn left before the tragic leap, she wrote:

I don’t want anyone in or out of my family to see any part of me. Could you destroy my body by cremation? I beg of you and my family – don’t have any service for me or remembrance for me. My fiancé asked me to marry him in June. I don’t think I would make a good wife for anybody. He is much better off without me. Tell my father, I have too many of my mother’s tendencies

She was only 23 years old.

Can a suicide keep beauty and transform into a work of art?

I think yes. The praise of the death of a beautiful girl is terrible and seductive. From Andy Warhol to David Bowie – in his song “Jump They Say” – the traumatic existence of a life broken in its blossom, makes the protagonist an eternal heroine.

Taken from my book “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“, the description of the fact.

“Edgar Allan Poe, within its essay Philosophy of composition,
wrote that

«the death of a beautiful
woman is undoubtedly the most poetic
topic of the world »

and about this
the image realized by chance
by the former assistant photographer

Robert Wiles on the first of May
1947 is rich of emotion.

He succeeded in capturing the twenty-three years-old
Evelyn McHale lying with
elegant but unnatural composure
on the top of a limousine after a
long flight from the eighty-sixth floor
of the Empire State Building.


The girl seems to be sweetly
collapsed among the dark plates of
the car, the glasses smashed, the lacquered steel
bent on itself because of the violence
of the impact and the girl there, supine as
a sleeping beauty in a breathless
sleep.

From the ice-cold metal of the
car there comes, violently, the red colour
of the sophisticated suit. 
White is the

blouse and white are the long gloves
that still adorn her hands. Her blonde
hair frame a beautiful face
with a perfect makeup. 
The tights are
taken down. abbassate. Her arms are bent and
the left hand seems to be gentle near
the face, half-closed in a gesture that
seems to be sophisticated and charming.

The suicide,
in this case, loses the atrociousness of
its meaning thanks to the beauty of
an image that seems to come from 
a fashion magazine.

The paradoxical
absence of blood and disfigurement,
combined with the composure of the subject,
gave birth to the title with
which the picture was called:
“The Most Beautiful Suicide”.

The image gives
origin to a strong contradiction
in the observer’s mind, seduced
by the aesthetic of death that seems to be
cruelly sweet.

We would like to ask
Evelyn the reason of that gesture,
the frustration for the incomprehensibility
of her choice generates a morbid
attention to the details that
tell her life: the white scarf that
vertically fell from the window
reaching the body,
the beauty case left apart together with the folded coat, her suicide note.

A violent death for a
picture having an immortal beauty.

This charming and simultaneously
aberrant image was published
in the magazine “Life” with the
title The Most Beautiful Suicide.

The caption told:

«At the bottom of
the Empire State Building the body
of Evelyn McHale reposes calmly in
grotesque bier, her falling body punched
into the top of a car».

The shot has been then redesigned by Andy Warhol
in 1962 with the name: Suicide (Fallen
Body), in a study about the relationship between 
beauty, death and Pop Art.”

Luciano Lapadula

Special Thanks for supporting in translation to

Serena Bartolo trad.serenabartolo@gmail.com

© COPYRIGHT

Evelyn Francis McHale

BIRTH

 

Berkeley, Alameda County, California, USA
DEATH1 May 1947 (aged 23)

 

Manhattan, New York County (Manhattan), New York, USA
BURIAL

Middle VillageQueens CountyNew YorkUSA

evelyn francis mchale 1923

evelyn mchale photo portrait fotografia blog
Lots of Love. Evelyn McHale

evelyn mchale luciano lapadula blog cultura arte art history andy warhol il macabro e il grottesco moda costume libro book creepy

evelyn-incorrectly-labeled-as-20-years-old-ny-times-may-2-1947

evelyn mchale suicide blog luciano lapadula

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The Most Beautiful Suicide

 

 

 

 

 

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Spirit Photography – Fotografia spiritica tra ‘800 e ‘900

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È la fine del XIX secolo, il mondo pare cambiare troppo vorticosamente. Il metallo svetta dal cemento delle metropoli e promette di toccare il cielo. Nuove generazioni si scontrano con quelle vecchie, i cabaret sono affollati da “cocotte”, i bar da artisti che annegano nell’assenzio insieme alle prostitute. La domenica si indossa l’abito buono, chi può permetterselo sfoggia quello bianco. Cambia il modo di ricordare, la fotografia sostituisce le tele dei pittori, e ci descrive di quella strana moda che imperversò durante l’epoca vittoriana giungendo ai primi decenni del nuovo secolo: lo spiritismo. Dalla Russia degli Zar a  Villa Santa Barbara di Cefalù personaggi carismatici, mistici, visionari muovono folle di adepti assetati di conoscere i segreti della vita e della morte. Il clima di trasformazione sociale, i nuovi mostruosi mondi generati dal capitalismo, generano ansia, terrore, malattia. Tubercolosi e sifilide sono solo due tra i tanti virus che decimano impietosi uomini e donne, i dagherrotipi cercano di fermare inutilmente quelle esistenze, ma sono solo fotografie. Allora ci si riunisce in casa, nel salotto, si chiudono le pesanti tende in broccato e intorno a un tavolo solitamente con tre gambe, le mani dei presenti si stringono in una catena, e il medium invoca una presenza. Di seguito una selezione di immagini d’epoca che testimonia la pratica dello spiritismo tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Come tutte le tendenze, numerosi fiorirono i gabinetti fotografici esperti nel ritrarre quelle immagini che presero il nome di “fotografie spiritiche”.  Alcune tra queste sono frutto di un abile e antesignana pratica di fotoritocco, i cui effetti speciali hanno contribuito ad alimentare come vento sul fuoco le fiamme della speranza, il morbo della conoscenza, consumando le struggenti notti di quel tempo perduto.

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It’s the end of the Nineteenth century, the world seems to change too vortically. Metal stands out from the cemented streets of the metropolises and promises to touch the sky. New generations clash with old ones, cabarets are crowded with “cocottes”, bars by artists drowning in absinthe along with prostitutes. On Sundays people wear the “good dress”, a white one if wealthy. The way to remember changes, photography replaces the paintings, and describes that strange fashion that raged during the Victorian Age reaching the first decades of the new century: spiritualism. From Tsars’ Russia to Villa Santa Barbara in Cefalù, charismatic, mystical and visionary characters move crowds of adepts eager for knowing the secrets of life and death. The mood of general social transformation, the new monstrous worlds created by capitalism, generate anxiety, terror, disease. Tuberculosis and syphilis are just two of the many viruses that merciless decimate men and women, daguerreotypes try to uselessly stop those existences, but they are only photographs. Hence people meet at home, in the living room, they close the heavy brocade curtains and around a table with three legs the hands of those present are clutched in a chain, and the medium invokes the presence. Below you can find a selection of antique images proving the practice of spiritualism between the late 1800s and early 1900s. Like all the trends, there bloomed numerous photographic cabinets, specialized in portraying those images that took the name of “spiritual photographs”. Some of those images are the result of a skilled and precursor practice of photo editing, which special effects have helped to fuel the flames of hope, the morbidness of knowledge like the wind on the fire, consuming the poignant nights of that lost time.

 

Special Thanks for supporting translation SERENA BARTOLO

Luciano Lapadula

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Victorian couple with ghost of daughter

Katie King fu il nome di uno tra i più famosi – presunti – fantasmi che sul finire dell’Ottocento presero forma grazie alla medium Florence Cook, fu così che gli spiritisti attribuirono lo stesso nome alla materializzazione spiritica di quegli anni.

Katie King was a popular ghost evocated by Florence Cook, and was already the name given by Spiritualists in the 1870s to what they believed to be a materialized spirit. The question of whether the spirit was real or a fraud was a notable public controversy of the mid-1870s.

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Katie King materialized, photograph of Sir William Crookes

Eusapia Palladino, nata nel 1854 a Minervino Murge, in provincia di Bari: Fu una tra le medium più conosciute e accreditate di tutti i tempi. L’iniziazione allo spiritismo avvenne quando, lavorando come cameriera presso una benestante famiglia, iniziò a prendere parte alle sedute  organizzate nella lussuosa dimora. Fu durante quelle sedute che si verificarono fenomeni mai accaduti prima, che furono attribuiti alla presenza della giovane. Nella sua carriera di occultista ebbe fama mondiale affascinando aristocratici e scienziati, tra i quali Cesare Lombroso e persino Pierre e Marie Curie.

Eusapia Palladino, born in 1854 in Minervino Murge, near Bari: she was one of the best known and accredited mediums of all time. The initiation into spiritism came when, working as a waitress with a rich family, she began to take part in the sessions inside the luxurious home. It was during those sessions that phenomena never happened before were ascribed to the presence of the young woman. In her career as an occultist she gained world fame by captivating aristocrats and scientists, including Cesare Lombroso and even Pierre and Marie Curie.

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Eusapia Palladino Hands. Collection Tony Oursler

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The well-know italian medium Eusapia Palladino during a spiritual seance

Seance with Eusapia Palladino at the home of Camille Flammario 1898
Eusapia Palladino at the home of Camille Flammarion, Rue Cassini. Full levitation of a table. 12 November 1898

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Victorian Spiritualism Movement Seance conducted by John Beattie in Bristol in England, 1872

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Ghost levitation

Amazing spirit photography by astonishing William Hope: english author, photographer, sailor, and body-builder

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William Hope

spirit photography
William Hope

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William Hope

French medium Marthe Beraud aka Eva Carriere

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Materialização ectoplásmica eva carriere 1912
A young woman face appear from ectoplasm by Eva Carriére  – 1912

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1912: Eva Carriere has a spiritic light between her hands and a materialization on her head.

Richard Boursnell (1832 – 1909), medium e fotografo britannico esperto in immagini spiritiche. Suoi alcuni tra i più intensi scatti mai realizzati su questo tema.

Richard Boursnell (1832 – 1909), medium and British photographer expert in spiritual images. His some of the most intense shots ever made on this subject.

Richard Boursnell - Spirit Photographer c.1908

Robert Boursnell, Self-Portrait with Spirits, Silver print cabinet card, March 1902
Robert Boursnell, Self-Portrait with Spirits, Silver print cabinet card

spitism photography
Frederick A. Hudson (England)
Mr. Raby with the Spirits “Countess,” “James Lombard,” “Tommy,” and the Spirit of Mr. Wootton’s Mother.
circa 1875 – from www.photographymuseum.com

M. Parkes (England), Mrs. Collins & Her Husband's Father, Recognized by Several, Albumen carte de visite, 1875
M. Parkes (England), Mrs. Collins & Her Husband’s Father, Recognized by Several, 1875

Spesso durante le sedute medianiche si materializzava, o si supponeva si materializzasse, una sostanza semi liquida che fuoriusciva dagli orifizi del medium, a cui lo scienziato Charles Richet dette il nome di ectoplasma. Questo poteva assumere svariate forme, riconducibili all’esistenza del trapassato.

Often during the seance sessions, a semi-liquid substance materialized, or was supposed to materialize, it came out of the medium’s orifices, to which the scientist Charles Richet gave the name of ectoplasm. It could take many forms, attributable to the existence of the person who passed away.

According to spiritualists, it was a substance that would be externalized by the bodily orifices of the medium during a séance.

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The ectoplasm comes out as a regurgitation from the mouth of the medium into a trance

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F. C. E. Dimmick (England) blog
C. E. Dimmick (England)
“Mrs. Dorothy Henderson. Head bent forward, hands controlled and Ectoplasm covering her lap.”
October 2, 1928 – www.photographymuseum.com

W. J. Crawford - The psychic structures at the Goligher circle
W. J. Crawford – The psychic structures at the Goligher circle

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Ectoplasm from Kathleen Goligher

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A well-known medium, Mina “Margery” Crandon conducting a séance
The famous medium Mina “Margery” Crandon (1889 – 1941) conducting a séance – late 20s

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dangerous ectoplasm for Mina “Margery” Crandon

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Look down, on the right

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Dr. Mabuse: The Gambler – 1922

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Portraits of prostitutes from 115 years ago

Misterioso e schivo E.J. Bellocq nel 1910 iniziò la propria carriera di fotografo in America, dilettandosi nella realizzazione di immagini a fine commerciale. Svolse la propria attività a New Orleans dove, nel quartiere a luci rosse di Storyville realizzò centinaia di fotografie immortalando prostitute colte in pose sensuali, intime, drammatiche. Il quartiere venne distrutto nel 1917, e furono perduti anche moltissimi scatti di Bellocq, che morì in solitudine nel 1949. La gloria, postuma, lo vide trionfare solo a partire dal 1966, quando Lee Friedlander scoprì in un antiquario a New Orleans suoi numerosi inediti scatti, che divennero presto oggetto di importanti mostre e pubblicazioni, tra cui Storyville Portraits (1970) e Red Light District of New Orleans (1996). Guardando queste immagini non è l’erotismo a prevalere, ma un senso di sconfinata solitudine, tanto lontana nel tempo quanto attuale. Viene voglia di chiedere a quelle donne i loro nomi, come siano finite lì. Vorremmo conoscere le loro storie. Vivono in un bordello arredato per illudere ci sia eleganza, risplende più evidente la fatiscenza. Sulle pareti lacere carte damascate. Compare il poster che sembra ritrarre la famosa attrice Lily Elsie, forse icona di una tra le ragazze costrette a una vita assai diversa. Un occhio tumefatto, un seno sfiorito, un ventre gonfio senza maternità, un sorriso che nasconde l’abbandono. Lola, Edy, Sarah, non hanno nulla da perdere, e si concedono, indolenti e inconsapevoli, alla gloria eterna grazie a queste fotografie.

******************************

Mysterious and bashful E.J. Bellocq in 1910 began his career as a photographer in America, delighting in the creation of images for commercial purposes. He carried out his business in New Orleans where, in the red light district of Storyville, he took hundreds of photographs immortalizing prostitutes caught in sensual, intimate, dramatic poses. The neighborhood was destroyed in 1917, and many shots of Bellocq, who died in solitude in 1949, were also lost. Glory, posthumously, saw him triumph only starting in 1966, when Lee Friedlander discovered his numerous unpublished works in an antiquarian in New Orleans shots, which soon became the subject of important exhibitions and publications, including Storyville Portraits (1970) and Red Light District of New Orleans (1996). Looking at these images it is not eroticism that prevails, but a sense of boundless solitude, as far away in time as it is current. I feel like asking those women for their names, how they ended up there. We would like to know their stories. They live in a brothel furnished to deceive there is elegance, the dilapidation shines more clearly. Damask cards on the tattered walls. The poster appears that seems to portray the famous actress Lily Elsie, perhaps an icon of one of the girls forced to live a very different life. A swollen eye, a faded breast, a swollen belly without motherhood, a smile that hides abandonment. Lola, Edy, Sarah, have nothing to lose, and indulge themselves and unwittingly, to eternal glory thanks to these photographs.

© COPYRIGHT Luciano Lapadula

Some photos – Alcune immagini:

It is morning in the house, from the window the light illuminates the room. On the walls, portraits of prostitutes, in the center, with her beautiful striped stockings, she is ready to start the shift, she drinks, so as not to weigh too much on it.
It’s morning. Flowers for a faded life
A casual smile for a new day equal to the previous one
Gibson Hairstyle. It is daytime and the short,
chubby girl is waiting for her customers
On the tattered wallpaper, the portrait of the actress Lily Elsie hangs. Life has given her a different destiny
Bathed in light. A smile resigned to the girl at the window behind into the darkness, the promise for the meeting
Afternoon A Venus of abandonment
The girl’s big eyes tell us about her atrocious fate, listen to her
Strike a pose. The photos on the wall describe excerpts from an interrupted life
Heavy upholstery covers sounds and lights
An angry trait erases identity
Unconventional late afternoon. It seems that the girl is drawing a butterfly on the wall, a symbol of short and free life
The girl with the erased face waits for customers lying in her négligée
What books will they ever be? And how strange that frame without picture. Maybe it’s a mirror.
A fast, furious trait erases the faces and identities of a “shameful” life
Fragments that crumble like the girl’s life
Waiting for a client, she wears a black silk mask
She wear the same mask as the previous photo wich hidden her face, she exhibits a tired body, a swollen belly without his child
A bed that knows no love
It’s night, Penny is my whole life
Immersed in her failures
Immersed in her failures
The day is over, maybe a last customer will come, so in the meantime let’s get distracted, play cards and drink, one, two, three bottles, not to think about it anymore
The last client has arrived. He was more drunk than I was. He pushed me to the bed, hit me hard, calling me a whore.
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Gli ultimi Romanov: inquietanti fotografie The last Romanov: creepy photographs

Delle volte il destino scrive note decifrabili solo con il trascorrere del tempo. E’ quanto accaduto con la famiglia Romanov, composta dall’ultimo Zar di Russia Nicola II, dalla sua consorte Aleksandra Fëdorovna Romanova e dai figli di loro OlgaTatjanaMarijaAnastasijaAleksej.

Questa aristocratica famiglia, una tra le più ricche e stimate al mondo, subì una lunga e tormentata prigionia all’interno di una villa, poi abbattuta, ad Ekaterinburg.

Casa Ipatev a Ekaterinburg
Casa Ipatev a Ekaterinburg

Attraverso le immagini fotografiche frutto della mia ricerca è rinvenibile attorno a ciascun componente del nucleo familiare un nefasto e oscuro alone di tristezza, abbandono, ineluttabilità.

Volti immersi in atmosfere ultraterrene intrisi di tragica rassegnazione, immortalati tuttavia in periodi non connessi alla crisi che li avrebbe coinvolti.

Durante la notte del 17 luglio 1918 il plotone di esecuzione svegliò la famiglia. Le fanciulle e il piccolo Alexei, tutti caraterizzati da una bellezza struggente e angelicata, vennero fatti scendere al pian terreno per essere sistemati in una stanza semivuota.

Il piccolo Alexei era in braccio a suo padre, le sorelle dietro. Tutti avevano compreso ciò che sarebbe accaduto, ma speravano tuttavia si trattasse di un nuovo trasferimento, dando credito alle parole proferite poco prima dai gendarmi per convincerli ad entrare nella stanza.

Furono straziati a colpi di fucile, i gioielli conservati all’interno degli indumenti intimi però fecero rimbalzare i colpi ferendo solo in superficie le ragazze. I fucili si scaricarono bruciando e martoriando i corpi delle donne agonizzanti. Alexei e le sue giovani sorelle vennero quindi pugnalati numerose inutili volte con la baionetta per essere finiti brutalmente con i calci dei fucili.  I poveri corpi vennero sezionati ed arsi all’interno di un bosco.

Nei decenni successivi al massacro più d’una donna sostenne di essere una delle figlie dello Zar rimasta miracolosamente in vita, purtroppo però quella notte nessuno tra loro riuscì a salvarsi.

Through the photographic images that are the result of my research, a nefarious and obscure halo of sadness, abandonment, and inevitability can be found around each component of the family nucleus.Faces immersed in ultraterrene atmospheres imbued with tragic resignation, immortalized however in periods not connected to the crisis that would have involved them.During the night of 17 July 1918, the firing squad roused the family. The girls and the little Alexei, all characterized by a poignant and angelic beauty, were sent down to the ground floor to be placed in a half-empty room.Little Alexei was in his father’s arms, the sisters behind. Everyone had understood what was going to happen, but they still hoped it would be a new transfer, giving credit to the words uttered shortly before by the gendarmes to convince them to enter the room.They were torn by gunfire, the jewels kept inside the undergarments, however, bounced off the blows only wounding the girls on the surface. The rifles were discharged by burning and martyring the bodies of agonized women. Alexei and her young sisters were then stabbed numerous unnecessary times with the bayonet to be finished brutally with the kicks of the guns. The poor bodies were dissected and burned inside a wood.

L'ultimo Zar di Russia nuota nudo, lasciandosi fotografare
L’ultimo Zar di Russia nuota nudo, lasciandosi fotografare

Tatjana Romanov
Tatjana Romanov

Alexei poco tempo prima di essere ucciso
Alexei poco tempo prima di essere ucciso

Una tra le ultime immagini dell'erede
Una tra le ultime immagini dell’erede

Maria Nikolaevna
Gran Duchessa Maria Nikolaevna

Due delle sorelle ri-posano con gli occhi chiusi
Due delle sorelle ri-posano con gli occhi chiusi

Anastasia e il suo autoscatto
Anastasia e il suo autoscatto

Olga e Tatjana
Olga e Tatjana

Le sorelle e il piccolo fratello
Le sorelle e il piccolo fratello

La stanza dopo il massacro
La stanza dopo il massacro

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