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Luciano Lapadula @ Festa del Libro

Domani 25 settembre 2020, sarò ospite della Festa del Libro per la sua XVI edizione, un festival culturale promosso dall’Associazione Presidi del Libro, che attraversa 55 città italiane. Racconterò di stili di vita e mode del passato, e di come queste abbiano contribuito a costruire quel che siamo e ciò che saremo. Il Maestro Stefania Gianfrancesco dal Circolo Beethoven di Bari, interpreta il mio testo “Ragazza 1918” già pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno durante la quarantena a marzo 2020, arricchito dalle illustrazioni realizzate a mano da Vito Antonio Lerario. Parlerò inoltre, con Marina Losappio, di cinema e moda, partendo dal mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume” edizioni Progedit. Si ringrazia per l’evento la Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, i Presidi del Libro, e il MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia. L’evento è stato pubblicato – tra gli altri – da La Gazzetta del Mezzogiorno del 24 settembre 2020.

Tomorrow 25 September 2020, I will be a guest of the “Festa del Libro” – Book Festival – for its 16th edition, a cultural festival promoted by the Presidi del Libro Association, which crosses 55 Italian cities. I will talk about lifestyles and fashions of the past, and how these have contributed to building who we are and what we will be. Maestro Stefania Gianfrancesco from the Beethoven Circle of Bari, interprets my text “Ragazza 1918” – Girl 1918- already published in La Gazzetta del Mezzogiorno during the quarantine in March 2020, enriched by illustrations made by hand by Vito Antonio Lerario. I will also talk, with Marina Losappio, about cinema and fashion, starting from my book “the Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume” Progedit editions. Thanks for the event Regione Puglia, la Città Metropolitana di Bari, i Presidi del Libro, e il MIUR Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia.

Vito Antonio Lerario illustration from “Ragazza 1918” a text by Luciano Lapadula
Rehearsal reading together with Stefania Gianfrancesco on my text “Ragazza 1918” – Girl 1918

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Moda Sotto le Bombe: the photos

Moda Sotto le Bombe. La Giornata di Teresa” è il nome dello spettacolo teatrale che ho ideato e scritto nel 2019, e che ho diretto insieme al mio collega Vito Antonio Lerario. Un viaggio sinestetico a ritroso nel tempo, nei bui anni del secondo conflitto mondiale, tra abiti e accessori rarissimi e autentici dell’epoca. Quattro le date sold out da dicembre 2019 a febbraio 2020.

Teresa, interpretata da Rosemary Nicassio, è una giovane donna nel suo giorno del matrimonio, mentre dal cielo piovono bombe. Attraverso la sua narrazione, e quella di sua cugina Anna, interpretata da Barbara De Palma, sono riemerse storie dimenticate, insieme a identità scivolate nell’oblio del tempo.

I racconti provengono in gran parte da fatti realmente accaduti, frutto di interviste e ricerche effettuate da me nel tempo, e svelano aspetti storici dimenticati. I costumi di scena, come anticipato, sono autentici e provengono dai territori occupati dai nazisti. Datati 1939 – 1945 appartengono all’archivio museale Lerario Lapadula.

Abiti e accessori che portano tutti i segni della guerra, degli stenti. Indumenti autarchici in cui alla seta si sostituisce la canapa, ai ricami in paillettes la raffia. Macchiati, rammendati, segnati dal proprio destino i vestiti sono apparsi – sotto le bombe – indossati da performer e attrici che hanno rievocato come fantasmi storie lontane.

Ha aperto la manifestazione il reduce Prof. Pietro Suma, preziosa, inestimabile, rara la sua testimonianza.

Suggestiva, evocativa, la location: lo storico palazzo Anmig, Casa del Mutilato di Bari.

La dimensione sinestetica si è completata con i suoni al pianoforte, profondi e delicati, del Maestro Stefania Gianfrancesco, dal Circolo Beethoven di Bari, e con gli evocativi profumi che aleggiavano in sala, realizzati da Francesca Dell’Oro

Trucco e acconciature di scena a cura di Nouvelle Esthétique Académie. Suggestive luci a cura di Melody Service, di G. Venisti, grazie ad Ornella Polieri. Seguono le suggestive immagini a cura di Emilio Badolati ed Eleonora Bosna.

Uno spettacolo che oggi più che mai è utile a ricordare quel che è accaduto, ancora accade e mai più dovrebbe accadere. Presto, anche per questo, tornerà in scena.

“Moda Sotto le Bombe. La Giornata di Teresa” is the name of the theatrical show I conceived and wrote in 2019, and which I directed together with my colleague Vito Antonio Lerario. A synaesthetic journey back in time, in the dark years of the Second World War, among very rare and authentic clothes and accessories of the time. Four sold out dates from December 2019 to February 2020.

Teresa, played by Rosemary Nicassio, is a young woman on her wedding day, while bombs rain down from the sky. Through her narration, and that of her cousin Anna, played by Barbara De Palma, forgotten stories have re-emerged, along with identities that have slipped into the oblivion of time.

The stories come largely from real events, the result of interviews and research carried out by me over time, and reveal forgotten historical aspects. The stage costumes, as anticipated, are authentic and come from the territories occupied by the Nazis. Dated 1939 – 1945, they belong to the Lerario Lapadula museum archive.

Clothes and accessories that bear all the signs of war, hardship. Self-sufficient garments in which silk is replaced by hemp, and sequin embroidery by raffia. Stained, mended, marked by their own destiny, the clothes appeared – under the bombs – worn by performers and actresses who recalled distant stories like ghosts.

The event was opened by the veteran Prof. Pietro Suma, his testimony is precious, priceless and rare.

Suggestive, evocative, the location: the historic Anmig building, Casa del Mutilato in Bari.

The synaesthetic dimension was completed with the deep and delicate piano sounds of Maestro Stefania Gianfrancesco, from the Circolo Beethoven in Bari, and with the evocative scents that hovered in the room, created by Francesca Dell’Oro.

Stage make-up & hair by Nouvelle Esthétique Académie. Suggestive lights by Melody Service, by G. Venisti. Following are the suggestive images by Emilio Badolati and Eleonora Bosna.

A show that today more than ever is useful to remember what happened, still happens and should never happen again. Soon, also for this reason, it will return to the scene.

Emilio Badolati per “Moda Sotto le Bombe. La Giornata di Teresa”:

“Moda Sotto le Bombe”: Cast 7th Dec 2019. Ph Emilio Badolati
Me from Backstage. “Moda Sotto le Bombe”: Ph Emilio Badolati
Turning back the hands of time. “Moda Sotto le Bombe”: Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Prof. Pietro Suma shares his historical testimony of the second war conflict. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. The Pianist Stefania Gianfrancesco. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. From backstage. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. From backstage. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Rosemary Nicassio as Teresa. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Angelica Peragine. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Marina Ceglie. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. On stage. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Ilenia Pantaleo. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Edvige Colombo. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Genny Morelli as Elsa De Giorgi and Nicoletta Pastore ad Doris Duranti. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Genny Morelli. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Nicoletta Pastore. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Simona Polizzi. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Simona Polizzi and Silvia Fasano. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Valentina Del Conte. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. On stage. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Ilenia Terrevoli. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. Ilenia Pantaleo. Ph Emilio Badolati
“Moda Sotto le Bombe”. The Hug between Barbara De Palma and Rosemary Nicassio. Ph Emilio Badolati

Eleonora Bosna per “Moda Sotto le Bombe. La Giornata di Teresa”:

“Moda Sotto le Bombe”. Ilenia Pantaleo. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Angelica Peragine. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Angelica Peragine. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Marina Ceglie, Simona Polizzi. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Angelica Peragine. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Ilenia Terrevoli. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Simona Polizzi. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Simona Polizzi. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Enza Lanotte. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Angela Lalla Conenna. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Silvia Fasano. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Cristina Taranto. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. From the rigtht.: Enza Lanotte, Silvia Fasano, Ilenia Pantaleo, Cristina Taranto. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Edvige Colombo. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Barbara De Palma as Anna. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. Barbara De Palma on stage as Anna. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe”. The Pianist Stefania Gianfrancesco. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe” Ilenia Terrevoli on stage. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe” Edvige Colombo. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe” On Stage. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe” Rosemary Nicassio. Ph Eleonora Bosna
“Moda Sotto le Bombe” The best is yet to come. Ph Eleonora Bosna
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Renate Müller: the tragic antinazi Diva

Quando un’anima nasce, le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua, nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti

“When the soul of a man is born in this country there are nets flung at it to hold it back from flight. You talk to me of nationality, language, religion. I shall try to fly by those nets”

James Joyce

Padre pubblicista e madre pittrice, un talento innato per la recitazione e una bellezza fuori dal comune, che le costerà la vita. Renate Müller nacque a Monaco il 26 aprile del 1906, e a soli 19 anni debuttò a teatro con “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream) diretta da Pabst.

Trasferitasi a Berlino, nel 1929 ebbe il suo primo ruolo cinematografico in “Peter Der Matrose” (Peter the Sailor). Il successo fu immediato e fino al 1937 comparve in 25 film , tra i quali il celebre “Die Privatesekretärin”, tradotto anche in inglese e ”Viktor und Viktoria” del 1933.

La fama raggiunta, i capelli biondi, i bei occhi azzurri, destarono l’interesse del regime nazionalsocialista, che pressò Renate con sempre maggiore insistenza affinché lei divenisse il volto per i film di propaganda del partito. Numerosi quanto le richieste furono i rifiuti della bella attrice, ma la vita nella Berlino di quel tempo era difficile: sospetti, dicerie, semplici invidie di colleghe potevano essere la causa di processi sommari, deportazioni, omicidi, e Renate aveva un angoscioso segreto che doveva restare nascosto.

Così cedette alle pressioni e nel 1937 recitò in quella che sarebbe stata la sua ultima comparsa in celluloide: “Togger”, pellicola dal contenuto antisemita. Hitler fu sedotto dall’attrice, perfetta incarnazione dell’ideale di donna ariana, ma nonostante le sue lusinghe lei rifiutò di essergli amica. Goebbels insospettito da tanta distanza e dai suoi continui viaggi nella nemica città di Londra, prese a farla pedinare dalla Gestapo.

L’inconfessabile segreto emerse: Renate aveva un fidanzato, viveva in Inghilterra ed era un ebreo. Si persero così, tutto d’un tratto, le notizie sulla bella ragazza: nuove star ariane presero il suo posto sugli schermi. Si diffusero strane voci secondo le quali Renate era stata ricoverata in manicomio a seguito di ripetute crisi di nervi, abuso di alcol e di morfina. Repentino giunse il finale di questa triste storia, il 7 ottobre del 1937 l’attrice fece un lungo volo dalla finestra della sua casa a Berlino. Il corpo fu in fretta cremato presso il Wilmersdorf Krematorium per essere sepolto in gran silenzio all’interno del Parkfriedhof Lichterfelde a Berlin Steglitz. Ai tanti fan fu proibito di partecipare ai funerali, il governo cercò di placare gli animi affermando si fosse trattato di suicidio, ma dei vicini di casa della ragazza, in silenzio, dissero di averla vista precipitare dal balcone all’arrivo in cortile degli uomini della Gestapo. Molti altri, invece, giurarono che furono proprio i soldati ad aver lanciato nel vuoto l’attrice che in vita rifiutò di esser lanciata sugli schermi di un cinema maledetto.

Luciano Lapadula

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Father publicist and mother painter, an innate talent for acting and a beauty out of the ordinary, which will cost her life. Renate Müller was born in Monaco on April 26, 1906, and at the age of 19 filmaker Pabst made her debut with “Ein Sommernachtstraum” (Shakespeare’s Midsummer Nights Dream). Transferring to Berlin, in 1929 she had his first film role in “Peter Der Matrose “(Peter the Sailor). The success was immediate and until 1937 appeared in 25 films, among which the famous “Die Privatesekretärin”, also translated into English and “Viktor und Viktoria” of 1933. The fame achieved, the blonde hair, the beautiful blue eyes, aroused the interest of the National Socialist regime, which pressed Renate with increasing insistence to use her face for the nazi propaganda films. Life in Berlin – at that time – was difficult: suspicions, rumors, simple envies of colleagues could be the cause of summary trials, deportations, murders, and Renate had an anguishing secret that was to remain hidden. So he gave in to pressure and in 1937 she played in what would have been her last appearance in celluloid: “Togger”, a film with anti-Semitic content. Hitler was seduced by the actress, the perfect embodiment of the ideal of an Aryan woman, but in spite of her flattery, she refused to be his friend. Goebbels, suspicious of her distance and her constant journeys in the enemy city of London, began to  follow the woman by Gestapo. The unconfessable secret emerged: Renate had a boyfriend, lived in England and was a Jew. Thus, all of a sudden, the news about the beautiful girl was lost: new Aryan stars took their place on the screens. Strange rumors were spread that Renate had been hospitalized as a result of repeated nerve crises, alcohol abuse and morphine. The end of this sad story came to a sudden, on October 7, 1937, the actress took a long flight from the window of her house in Berlin. The body was quickly cremated at the Wilmersdorf Krematorium to be buried in great silence inside the Parkfriedhof Lichterfelde in Berlin Steglitz. To the many fans it was forbidden to attend the funeral, the government tried to appease the soul by saying it was suicide, but the girl’s neighbors, in silence, said they had seen her fall from the balcony to the men’s Gestapo. Many others, however, swore that it was the soldiers who had launched into the void the actress who in life refused to be thrown on the screens of a damn cinema.

Renate Müller with pet. Ufa Photo for the movie “Liebling der Götter” (in italian: Le Ali della Fortuna”) by Hanns Schwarz. Costumes: René Hubert. 1930
Renate Müller, Viktor und Viktoria (Germany, 1933, dir. Reinhold Schünzel)
Renate Müller in a silk pajamas strike a pose for a signed 30s film postcard
A magnetic and fatal gaze for a 30s film postcard from the Ufa German motion-picture production company.
Renate Müller wears an evening dress with a plunging neckline on the shoulder, in the typical style of the 1930s
Statuesque body and gorgeous evening dress. Ph Aufnahme Walther Jaeger, Berlin
Early 30s. Posing like a Pin-Up anticipating the 50s looks
On the cover of “FILMWOCHE” Magazine year 1934
Renate Müller at the window, she does not imagine that soon will fall from there

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“Splendori e miserie di Madame Royale”. Italian Gay Movie from 1970

Il lato oscuro del mondo omosessuale nella Roma del 1970 emerge prepotente da questo film che lacera, con leggera irriverenza, la coscienza dello spettatore. La storia, una forte denuncia sociale per l’epoca, è quella di un gruppo di travestiti medio borghese che ha superato la mezza età. La fragilità, la complicità, la ricerca disperata d’amore viene infranta per tutta la durata del film da una serie di nefasti eventi che sono in realtà un triste compromesso sociale a cui i protagonisti sono costretti, «come fosse la forza del destino».

Un quadro drammatico, grottesco e ridicolo, impietoso e sarcastico esibisce i personaggi che provengono da un mondo sommerso, notturno, scomodo, eppure quanto mai vivo e impregnato da una pallida nostalgica voglia di vita.

La produzione della pellicola è italo-francese, la regia è dell’eclettico Vittorio Caprioli, che nel film recita in modo straordinario il ruolo di una guardia che è anche un travestito dal nome “Bambola di Pechino”, una Kiki de Montparnasse tragicamente esasperata. Nel cast il ruolo del commissario cinico e fascinoso – che indaga su traffici della malavita – è interpretato dal francese Maurice Ronet. La bionda Jenny Tamburi, nel film Mimmina, è un’irrequieta e spregiudicata ragazza cresciuta come una figlia dal protagonista assoluto della pellicola: Ugo Tognazzi, alias Alessio.

L’omicidio di un colonnello che di notte batteva il marciapiede indossando una parrucca bionda apre la pellicola. Poco dopo – non è un caso a mio avviso – la scena si sposta all’interno una macelleria in cui trionfano macabri resti animali che ricordano le tele di Soutine, metafora per i corpi – e le anime – di quanti cerchino amore attraverso il battuage.

Le scene sono girate per lo più di notte, anche all’interno della casa del protagonista Madame Royale. L’arredamento è kitsch, pesante, colmo di elementi superflui e in contrasto tra loro che in quel confuso insieme ridicolizzano aspetti comuni e mediocri del vivere italiano. Tra gli altri, si osservano un poster di calciatori appeso al muro insieme alle immagini della Regina Elena di Savoia e Maria José, oltre alle immancabili sbiadite foto ricordo di famiglia. Soprammobili demodé «zuppiere, tazze e chicchere» varie.

Le scene e i costumi, belli davvero nella loro spietata cruda veridicità, sono di Pier Luigi Pizzi. Le pellicce di Fendi. Il fascinoso e spietato commissario «dagli occhi chiari» invece, rigoroso e disumano antagonista, veste completi grigio scuro firmati Piattelli. Le musiche, intense anche queste, immergono nella realtà del tempo, tragicamente comica, e sono composte da Fiorenzo Carpi, dirette dal bravissimo Bruno Nicolai. Ci sono inoltre anche due canzoni opera del regista Caprioli: “Vecchio Mio” e “Quelle come me”.

Il ruolo interpretato da Tognazzi è tutt’altro che facile, eppure lui risulta straordinario. È sbalorditivo e credibilissimo nella sua recitazione. Anima buona e sola, disperatamente ricerca affetto da sua sorella che non è in grado di dargliene ricambiandolo invece con una serie di guai che man mano diverranno insormontabili, facendogli espiare peccati mai commessi.

La splendida scena comica e sarcastica iniziale, con la comitiva di travestiti che affolla il Colosseo, anticipa commoventi spaccati di vita comune che illuminano la inconsolabile realtà di chi – come il protagonista – è costretto a vivere ai margini della società. Per le feste che dà in casa, appuntamento settimanale, Alessio – ex ballerino ora corniciaio – si trasforma in Madame Royale e indossa sgargianti abiti da quattro soldi che rievocano quelli di Maria Antonietta. Ciascuno dei presenti è una maschera di se stesso, le piume di struzzo, i kimono dal gusto orientale, gli strass e le parrucche incipriate sono metafora del triste carnevale di quella esistenza umana.

Non voglio entrare in ulteriori dettagli né svelare il finale per quanti non abbiano ancora visto questo film, poco ricordato eppure significativo, felliniano e pasoliniano per certi aspetti, divertente e drammatico lascia un senso di incompresa solitudine, come la vita dei protagonisti.

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1970. The dark side of the homosexual world in Rome emerges domineeringly from this film which tears, with slight irreverence, the viewer’s conscience. The story, a strong social complaint for the time, is that of a middle-class group of transvestites who has passed the middle age.

The fragility, the complicity, the desperate search for love is shattered for the entire duration of the film by a series of nefarious events which are actually a sad social compromise to which the protagonists are forced, “as if it were the force of destiny” dramatic, grotesque and ridiculous, merciless and sarcastic picture shows the characters who come from a submerged, nocturnal, uncomfortable world, yet very alive and impregnated by a pale nostalgic desire for life.

The production of the film is Italian-French, the direction is of the eclectic Vittorio Caprioli, who in the film plays the role of a guard who is also a transvestite named “Beijing Doll”, a tragically exasperated Kiki de Montparnasse. In the cast, the role of the cynical and fascinating commissioner – who investigates the trafficking of the underworld – is played by Maurice Ronet. The blonde Jenny Tamburi, as “Mimmina”, is a restless and unscrupulous girl raised as a daughter by the absolute protagonist of the movie: Ugo Tognazzi, aka Alessio.

The murder of a colonel who hit the sidewalk at night wearing a blonde wig opens the film. Shortly thereafter – it is no coincidence in my opinion – the scene moves inside a butcher shop where macabre animal remains triumph reminiscent of Soutine’s canvases, a metaphor for the bodies – and the souls – of those who seek love through battuage. The scenes are mostly shot at night, even inside the home of the protagonist “Madame Royale”. The furniture is kitschy, heavy, full of superfluous and contrasting elements that in that confused together ridicule common and mediocre aspects of Italian life. Among others, there is a poster of footballers hanging on the wall together with images of italian Queen Elena of Savoy and Maria José, in addition to the inevitable faded family souvenir photos. Various “tureens, cups and little cups” demodé ornaments. The scenes and costumes, truly beautiful in their ruthless raw truthfulness, are by Pier Luigi Pizzi. The furs of Fendi. The charming and ruthless “light-eyed” commissioner, on the other hand, rigorous and inhuman antagonist, wears dark gray suits by Piattelli. The music, intense also these, immerse in the reality of the time, tragically comic, and are composed by Fiorenzo Carpi, directed by the talented Bruno Nicolai. There are also two songs by the director Caprioli: “Vecchio Mio” and “Quelle come me”.

The role played by Tognazzi is far from easy, yet he is extraordinary. He is stunning and highly credible in his acting. A good and lonely soul, desperately looking for affection from his sister who is unable to give him back instead with a series of troubles that will gradually become insurmountable, making him atone for sins never committed. which crowds the Colosseum, anticipates moving sections of common life that illuminate the inconsolable reality of those who – like the protagonist – are forced to live on the margins of society.

For the parties he gives at home, weekly appointment, Alessio – former dancer now a framer – turns into Madame Royale and wears bright cheap and kitsch clothes that recall those of Marie Antoinette. Each of those present is a mask of himself, ostrich feathers, kimonos with an oriental taste, rhinestones and powdered wigs are a metaphor for the sad carnival of that human existence. I don’t want to go into further details or reveal the ending have still seen this film, little remembered yet significant, Fellini and Pasolini in some aspects, fun and dramatic, leaves a sense of misunderstood solitude, like the life of the protagonists. Follow my blog.

Ugo Tognazzi ”Splendori e miserie di madame Royal”, 1970 (ANSA/effedia)
Que Fais-Tu Grande Folle? French version from the movie
Madame Roryale. On the wall old italian Queens
Ugo Tognazzi as Madame Royale and the filmaker Vittorio Caprioli alias Bambola di Pechino
Filmaker and Actor Vittorio Caprioli as “Bambola di Pechino”
At the Court of Madame Royale
Grotesque transvestite , invited to the weekly party
Grotesque Salomè  at the party
Ugo Tognazzi as Alessio

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Some copies from past – Spring Summer 2020

Spring Summer 2020. Guardando le sfilate mi sono accorto di dettagli che spaziano dal trucco alle calzature. Dettagli che sono spesso brutte copie di cose passati. Spesso in molti dimenticano le mode trascorse, così giornalisti e pubblico pensano si tratti di elementi frutto di creatività e innovazione. Vediamone alcuni.

Spring Summer 2020. Looking at the fashion shows I noticed details ranging from make-up to footwear. Details that are often bad copies of past things. Often many people forget the fashions passed, so journalists and the public think that these elements are that are the result of creativity and innovation. Sometimes, often, it is better the original. Let’s see three of them.

Style should celebrate individuality through the Twiggy’s make-up of the 60s, with the intention of emphasis the look, asserts Gucci Beauty. We are at Milan Fashion Week
and the models come on stage with bleach eyebrows covered with thick and dark artificial eyelashes. I personally believe that sometimes it would be better just copying from the past, avoiding slipping in a result lacking in sense, research. What do you think? In my comparison, on the left Gucci (ph Vogue Italia), in the right Twiggy in the 60s.

In my comparison Sharon Tate 1968 vs Mugler at his Paris Fashion Week SS 2020.
The unkempt eyebrows and fixed towards the other are not new. Ps: not even the eyeliner line is new, Chanel had already done it.

Pierre Cardin sequin gown, 1965 and Pierre Balmain on runway in Milan, 27/09/2019 for his ss 2020, ph Vogue Italia. Different dresses, same mood.

Yves Saint Laurent Rive Gauche 1976-77 and Celine prêt-à-porter ss 2020

Boots with a particular design, which have the heel taken from the red “Delman” shoes, preserved at the Met Museum and dated 1937 – 1939. The upper part is instead a mix between the cuissardes of Roger Vivier, 1967, and the creations of André Courreges, in the photo year 1970.

A little curiosity, which has nothing to do with the above. In June I made two sketches for a project, revisiting some constriction shirts for the characters, based on their oppressed identities. What a surprise yesterday, to see that Gucci developed the same concept. On the left, my figures on the right, the images of Vogue Italia from Spring Summer 2020

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Giant Bucket Hats: in fashion from Belle Époque to 2020

Giant Bucket Hats: in fashion from Belle Époque to 2020

Cappelli enormi, stravaganti, che agli albori dello scorso secolo facevano apparire le donne simili a colorati funghi e fiori eleganti. Questa tipologia di copricapo, dalla forma a grande casco rovesciato, ha ripreso linfa nel corso del ‘900 per tornare in auge durante questi ultimi anni. Pressoché disattesa la proposta di Louis Vuitton nella sua fall winter del 2012, il “Bucket Hat” è stato rielaborato da Marc Jacobs e Coach 1941 nella fw del 2017, per riapparire pressoché identico nella collezione Nina Ricci e Dior dell’autunno inverno 2019 – 2020. Ecco una mia accurata selezione per voi.

Giant, extravagant hats, which at the dawn of the last century made women look like colorful mushrooms and elegant flowers. This type of headgear, with a large inverted bucket shape, has taken on new life during the 1900s to come back into vogue during these last few years. Louis Vuitton’s proposal in his 2012 fall winter was almost completely dismissed, the “Bucket Hat” was reworked by Marc Jacobs and Coach 1941 in the fw of 2017, to reappear almost identical in the Nina Ricci and Dior collection of autumn winter 2019 – 2020 Here is an accurate selection I made for you.

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Giant Hat trimmed in fur and Aigrettes. 1911, the beautiful model reminds me Coco Chanel.
Giant Bucket hat, year 1911
Still from Belle Epoque, a young model wearing a Giant Hat.
Louis Vuitton fall winter 2012
Louis Vuitton fall winter 2012
Louis Vuitton fall winter 2012
 Winnie Harlow for Coach 1941 fall winter 2017
Marc Jacobs fall winter 2017
Nina Ricci fall winter 2019 2020
Bucket Hat from Dior fall winter 2019 2020

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Back in fashion: 1916 and New Look

La moda, si sa, è fatta di eterni ritorni in fatto di stile, gusti, tendenze. E non è questo un fenomeno del tutto contemporaneo, anzi, affonda le proprie origini nella genesi della novità vestimentaria, che a dispetto del vocabolo, di nuovo spesso non ha nulla. Si confronti in proposito lo strano caso che riguarda la regina di Francia Maria Antonietta, discusso nel mio libro “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume“. Oggi vi presento la curiosa rielaborazione New Look di una tendenza apparsa nel 1916. Abiti più corti dei precedenti, dai volumi sorprendentemente innovativi, morbidi, con gonne ampie e arricciate sostenute da sottovesti a balze. Colori, fantasie, capricci neo barocchi si spostano così dal ’16 al ’47 per durare questa volta più a lungo. La mia selezione fotografica per voi.

Fashion, as we know, is made up of eternal returns in terms of style, tastes and trends. And this is not a completely contemporary phenomenon, indeed, it has its origins in the genesis of the modern dress, which despite the word, often has nothing of modern. Compare in this regard the strange case concerning the queen of France Marie Antoinette, discussed in my book “The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume“. Today I present to you all the curious New Look reworking of a trend that appeared in 1916. Shorter dresses than the previous ones, with surprisingly innovative volumes, soft, with wide and gathered skirts supported by flounced petticoats. Colors, fantasies, new-baroque trends move from ’16 to ’47 to last this time longer. My photo selection for you.

1916 evening gown
Model in a taffeta dress by Emilio Schuberth, Rome, 1955, photo by G.M. Fadigati
Gabrielle Chanel – Robes de Jersey,1916
Marcelle Dormoy, french couture fashion designer active from the 1910s to 1950, and a former model. 1948
Delineator fashion magazine, July 1916

Jeanne Lanvin, 1916
Supermodel Barbara Mullen moeling Balenciaga Dress, 1947
Summer Afternoons dresses from April 1916
Christian Dior ball gown 1947
L’Art et la Mode, 1916
1957, Creators Studios New York
Robes et Chapeaux de Printemps – Le Style Parisien 1916
Cristobal Balenciaga 1948 Pleats, Photo Arik Népo
House of Lanvin 1916
Tailleur bar, House of Dior, 1947
Harvey Nichols day dress, 1916 From the Helen Larson Historic Fashion Collection at the FIDM Museum
“Ciao Bella” Jacques Fath stripes striped 1952
Jeanne Lanvin
Marcelle Dormoy

© COPYRIGHT: Luciano Lapadula

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