Millinery Fashion during the Fascim era. We are in the years of the Second World War, precisely 1944. This bizarre headdress comes from my archive and violently represents two things: the shortage of materials in the production of millinery and the desire of women to continue to feel beautiful and fashionable. The hat in the photo is in fact made with recycled materials – widely used in millinery and fashion during the fascism – and is reminiscent of the one worn by the girl on the right.

Millinery Fashion in Fascim
1944 hat from my fashion archive. I am open to collaborations.

From the book I wrote – The Macabre and the Grotesque in Fashion and Costume – I report:

“In those years the hats knew very bizarre shapes, it was possible to make them as products not registered by the fascist regime, therefore the imagination of women and designers was irremediably unleashed on that accessory. The fashion of those whimsical hats did not please the regime press, as the “Gazzetta del Popolo” (italian 40s magazine) wrote on April 6, 1939: Without a rule any more, without the slightest common sense, and just for the sake of oddity, any piece of felt … becomes a hat for you.”

For more read my book. My fashion archives is opened to collaborations.

© COPYRIGHT: Luciano Lapadula

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Millinery Fashion in Fascim

Siamo negli anni della Seconda Guerra Mondiale, precisamente il 1944. Questo bizzarro copricapo proviene dal mio archivio e rappresenta violentemente due cose: la carenza di materiali nella produzione di modisteria e la voglia delle donne di continuare per sentirsi belle e alla moda. Il cappello in foto è infatti realizzato con materiale di riciclo – feltro – e ricorda quello indossato dalla ragazza a destra.

Dal libro che ho scritto “Il Macabro e il Grottesco nella Moda e nel Costume” ed Progedit, Riporto:
“In quegli anni i cappelli conoscevano forme molto bizzarre, era possibile realizzarli come prodotti non registrati dal regime fascista, quindi su quell’accessorio si scatenava irrimediabilmente la fantasia di donne e stilisti. La moda di quei cappelli stravaganti non piaceva alla stampa di regime, come scriveva la “Gazzetta del Popolo” il 6 aprile 1939:
Senza più una regola, senza il minimo buon senso, e solo per stupire, qualsiasi pezzo di feltro… diventa per le donne un cappello.”

Per saperne di più leggi il mio libro. Il mio archivio della moda è aperto a collaborazioni.

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il macabro e il grottesco nella moda e nel costume

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